Attualità

30 Gennaio 2026

Un codice fiscale per più titolari: online la brochure sull’omocodia

In un’inedita pubblicazione, l’Agenzia spiega come comportarsi nella rara, ma possibile situazione in cui due o più persone hanno dati anagrafici tali da generare lo stesso codice fiscale

Il codice fiscale è lo strumento che consente di riconoscere in modo univoco ogni cittadino nei rapporti con la Pubblica amministrazione e con i privati. In casi rari, per coincidenza di dati anagrafici, può capitare che due cittadini risultino avere lo stesso codice fiscale base. Questa situazione si chiama “omocodia” e comporta l’impossibilità per la Pubblica amministrazione, ma anche per enti privati, di identificare univocamente il soggetto con cui stanno avendo rapporti, con il rischio concreto di generare confusione su atti e documenti. All’omocodia, cos’è e come si risolve, è dedicata una nuova brochure dell’Agenzia delle entrate, online da oggi nella sezione “l’Agenzia informa” del sito istituzionale e su questa rivista. Un opuscolo breve pensato per chiarire in poche parole cosa accade quando due o più persone generano lo stesso codice fiscale e come viene garantita l’univocità dell’identificazione.

Le conseguenze dell’omocodia

Quando due persone utilizzano lo stesso codice fiscale può crearsi confusione negli atti e nelle dichiarazioni trasmesse, poiché non è possibile per l’Amministrazione distinguere correttamente chi sta interagendo. Per questo motivo è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un ufficio dell’Agenzia delle entrate qualora si riscontrino dati non corretti nel proprio cassetto fiscale.

L’Agenzia, dopo aver constatato l’effettiva esistenza di un’omocodia, attribuisce a ciascun cittadino un nuovo codice fiscale univoco. Contestualmente, convoca i cittadini per consegnare il nuovo codice e verificare insieme la correttezza delle informazioni registrate in Anagrafe tributaria che potrebbero essersi confuse a causa dell’utilizzo fino a quel momento dello stesso codice fiscale: dichiarazioni, atti del registro, partite Iva, storici domicili fiscali, versamenti, eccetera.

L’ufficio riallinea quindi dichiarazioni e atti ai nuovi codici, in modo da consentire ad ognuno di poter consultare nel cassetto fiscale solo quelli a lui direttamente riconducibili.

In una brochure tutte le risposte
Il vademecum illustra in modo chiaro le conseguenze dell’utilizzo di un codice fiscale duplicato, le procedure che l’Agenzia mette in atto per risolvere l’anomalia e le modalità di comunicazione e consegna del nuovo codice ai cittadini interessati. In caso di sospetta omocodia, viene rilasciato un codice provvisorio composto da sole cifre numeriche, valido a tutti gli effetti fino all’assegnazione del definitivo.

La guida sottolinea inoltre l’importanza di rivolgersi sempre agli uffici dell’Agenzia per l’attribuzione del codice fiscale, evitando di calcolarlo autonomamente tramite software privati. I casi di omocodia, infatti, sono molto rari e di solito si verificano quando uno dei cittadini non ha ottenuto il codice fiscale direttamente dall’Agenzia delle entrate, ma lo ha calcolato autonomamente utilizzando applicazioni terze, facilmente rintracciabili in rete.

La brochure spiega inoltre come funziona l’eventuale rilascio di un codice provvisorio in attesa della definizione definitiva. Poi ricorda che solo l’Agenzia delle entrate, insieme a comuni e questure, è autorizzata a generare e attribuire codici fiscali.

Un codice fiscale per più titolari: online la brochure sull’omocodia

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