Normativa e prassi

7 Luglio 2021

Natura professionale per i compensi ai medici forfettari in co.co.co.

Rientrano tra i redditi di lavoro autonomo i compensi erogati ai medici aderenti al regime forfettario, esterni all’amministrazione, in forza di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con un ministero. Questo perché l’attività dei contratti rientra nell’oggetto tipico dell’attività di lavoro autonomo e, in base al principio di attrazione, gli emolumenti percepiti costituiscono redditi di natura professionale. È, in sintesi, il principio contenuto nella risposta n. 463 del 7 luglio 2021.

Ad avanzare il dubbio è un ministero, che, per fronteggiare le esigenze connesse allo stato di emergenza epidemiologica, ha stipulato, dal 2020, contratti di collaborazione coordinata e continuativa con personale sanitario (medici, psicologi, infermieri), e con giornalisti, con la previsione di un compenso orario onnicomprensivo di tutti gli oneri fiscali, assicurativi, previdenziali e di ogni altro onere eventualmente previsto a carico del collaboratore e del dicastero.
A fronte dell’erogazione del compenso, il ministero ha emesso, con cadenza periodica, cedolini riportanti gli emolumenti corrisposti, con indicazione delle trattenute previste ai fini Irpef ed Irap, nonché ai fini previdenziali, se previste.
A seguito dell’erogazione del compenso, alcuni medici hanno eccepito la non corretta applicazione del regime fiscale applicato dal ministero, ritenendo che nel caso rappresentato dovesse trovare applicazione l’articolo 50 del Tuir, nella parte in cui è stabilito che se la collaborazione rientra nell’oggetto dell’arte o della professione esercitata dal contribuente, il relativo reddito è attratto in quello professionale (articolo 53 del Tuir). Inoltre, a parere dei medici, sui compensi erogati il ministero non è tenuto ad applicare alcuna ritenuta, dal momento che gli stessi hanno aderito al regime forfetario (articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014), che prevede l’applicazione della sola imposta sostitutiva sui redditi professionali prodotti.

Descritta la situazione, l’Agenzia chiarisce che rientrano tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente i compensi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa “tipici” (quali l’ufficio di amministratore, sindaco e revisore di società ed enti, collaborazioni a giornali e riviste, partecipazione a collegi e commissioni) e quelli “atipici”, ovvero in relazione ad altre attività di collaborazione non individuate espressamente dalla norma. Tuttavia, se gli uffici o le collaborazioni rientrano nell’oggetto dell’arte o professione, tali compensi rappresenteranno redditi di lavoro autonomo e non redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

Al riguardo, richiama l’Agenzia, la circolare n. 105/2001 precisa che per valutare se opera o meno il principio di attrazione del reddito derivante dall’attività di collaborazione in quella di lavoro autonomo, è necessario stabilire se sussiste una “connessione” tra le due attività, ossia se per lo svolgimento delle prestazioni di collaborazione siano necessarie le conoscenze tecnico-giuridiche direttamente collegate all’attività di lavoro autonomo (cfr. anche circolare n. 67/2001). In pratica, nel contesto dei redditi di lavoro autonomo vige un principio di attrazione per quei rapporti di collaborazione, sia tipici che atipici, relativi all’oggetto dell’attività di lavoro autonomo esercitata dal contribuente. In questo caso, le retribuzioni per collaborazione coordinata e continuativa sono soggetti alle norme fiscali dettate per i redditi di lavoro autonomo e non si qualificano fiscalmente come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

Nel caso in esame, l’Agenzia ritiene che l’attività oggetto del contratto di collaborazione coordinata e continuativa rientra nell’oggetto nell’attività di lavoro autonomo e pertanto gli emolumenti che derivano dai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa costituiscono per il percipiente redditi di natura professionale. Perciò il ministero, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto ad assolvere gli obblighi di effettuazione della ritenuta d’acconto Irpef.

Riguardo poi il regime forfettario, la norma prevede, al ricorrere di determinate condizioni, l’applicazione sui redditi di natura professionale di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap. Di conseguenza, nell’ipotesi in cui i medici titolari di un co.co.co. con il ministero, attestano il rispetto delle condizioni richieste, la ritenuta a titolo d’acconto Irpef non dovrà essere operata dall’istante sui relativi compensi.

Tanto premesso, le ritenute subite sui compensi percepiti dai medici in regime forfettario, qualora non dovute, potranno essere recuperate in sede di dichiarazione annuale o chieste a rimborso (cfr. circolare n. 10/2016).

Condividi su:
Natura professionale per i compensi ai medici forfettari in co.co.co.

Ultimi articoli

Attualità 20 Ottobre 2021

Tax credit servizi digitali 2021, le domande da oggi, 20 ottobre

Al via da oggi, 20 ottobre, e fino alla mezzanotte del 20 novembre 2021 le domande al dipartimento per l’Informazione e l’Editoria per accedere al credito d’imposta riconosciuto alle imprese editrici di quotidiani e periodici per l’acquisizione di servizi digitali.

Normativa e prassi 20 Ottobre 2021

Il contratto non lascia dubbi è una permuta di beni pubblici

Il contratto di trasferimento di un immobile dal Demanio, che agisce per conto dello Stato, a un ente territoriale, in attuazione di un accordo di programma quadro, se contiene l’elenco dei beni immobili reciprocamente trasferiti con il relativo valore e presenta gli elementi tipici dell’operazione, può essere considerato una permuta di beni pubblici e beneficiare dei relativi regimi di favore previsti per le imposte di registro, ipo-catastali e bollo.

Normativa e prassi 20 Ottobre 2021

I registratori di cassa telematici non sono “iperammortizzabili”

L’interconnessione dei registratori di cassa telematici con il sistema informativo aziendale non comporta, di per sé, l’automatico riconoscimento dell’agevolazione prevista dalla legge di bilancio 2017 (articolo 1, comma 9) e più volte prorogata (articolo 1, comma 30, Bilancio 2018 e articolo 1, comma 60, Bilancio 2019), meglio conosciuta come “iperammortamento”.

Normativa e prassi 20 Ottobre 2021

Bonus “Restauro” edifici storici, le istanze partono a febbraio 2022

È pari al 50% delle spese sostenute nel 2021 e 2022 il credito d’imposta previsto per la manutenzione, la protezione o il restauro degli immobili di interesse storico e artistico.

torna all'inizio del contenuto