Attualità

11 Gennaio 2021

Riforma del sistema fiscale e dell’Irpef. Ne ha parlato Ruffini in Parlamento

Dall’esigenza di una codificazione della legislazione fiscale, in termini semplificazione e razionalizzazione, all’analisi di possibili strumenti come il minimo esente sul modello spagnolo o il sistema ad aliquota continua, ispirato al meccanismo tedesco. Il direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, in videoconferenza, nell’audizione di oggi, 11 gennaio 2021, presso l’Aula della Commissione Finanze, in Commissioni congiunte Finanze di Camera e Senato, ha fatto il punto sull’attuale struttura dell’Irpef, dal quadro generale del tributo alle sue criticità, e fornisce spunti di riflessione sulle possibili modifiche ispirate ai principi di trasparenza, efficienza ed equità, che tengano in considerazione anche gli inevitabili profili di psicologia fiscale.

I criteri da perseguire sono in primo luogo legati alla trasparenza, in quanto abbiamo un sistema articolato di calcolo dell’imposta netta e, in particolare, dell’aliquota media e marginale effettiva. Di fatto, per il contribuente è molto difficile calcolare e conoscere il suo effettivo e personale livello di imposizione e questo si traduce in una scarsa trasparenza dell’imposta. Un altro obiettivo da perseguire è l’efficienza, perché l’attuale sistema disincentiva l’offerta di lavoro da parte dei contribuenti a causa delle aliquote marginali elevate sui redditi bassi e delle detrazioni (in particolare quelle per lavoro dipendente) decrescenti al crescere del reddito, che – per l’attuale configurazione – provocano sui redditi medio-bassi (entro i 55mila euro), il cosiddetto salto di aliquota. Il sistema di detrazioni e deduzioni ha determinato una deformazione della progressività dell’imposta e un conseguente disincentivo a lavorare e guadagnare di più già a livelli bassi di reddito.
Il terzo criterio su cui intervenire riguarda l’equità, in quanto è prevista una progressività molto elevata per livelli bassi di reddito imponibile (entro i 40mila euro), cui corrisponde  un’imposta più alta da versare; progressività che si riduce molto per i livelli elevati di reddito.

Un’altra criticità rilevata dal direttore dell’Agenzia nell’attuale sistema dell’Irpef riguarda l’evasione fiscale e il tax gap. Il “Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva 2020” ci dice che il gap complessivo per il triennio 2015-2017, è di circa 107,2 miliardi di euro, di cui 95,9 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,3 miliardi di mancate entrate contributive.
Per i tributi gestiti dall’Agenzia, e per i quali è più significativa l’analisi del tax gap (Irpef, Ires, Iva e Irap), i valori stimati dell’evasione ammontano a:

  • circa 84,4 miliardi di euro nell’anno 2016
  • 84,2 miliardi di euro nell’anno 2017
  • 79,8 miliardi di euro nell’anno 2018.

Il 2018 quindi ha visto una riduzione molto ampia del tax gap, che sfiora i 5 miliardi di euro rispetto all’anno d’imposta 2017. Ciò è dovuto a importanti misure di contrasto all’evasione fiscale e di miglioramento della tax compliance introdotte recentemente. Una riduzione del tax gap contribuisce ad una maggiore equità del prelievo fiscale e sarà possibile agendo contemporaneamente sulle due leve a disposizione, azioni di policy ed efficientamento delle performance dell’Amministrazione finanziaria.

Il direttore poi ha analizzato la grande frammentazione della legislazione tributaria, registrata nel nostro paese da molto tempo rilevando che uno dei problemi legati all’Irpef riguarda proprio il numero elevato di disposizioni normative che disciplinano le imposte sui redditi, ma che non sono contenute nel Tuir. Basti pensare alle norme sulle detrazioni per ristrutturazione energetica, la cedolare secca sugli affitti, le locazioni brevi, la tassazione dei redditi di capitale, le addizionali comunali, provinciali e regionali, i crediti di imposta commissioni Pos, e, più in generale, a tutte le agevolazioni aggiunte o comunque complementari al Tuir.
In questa prospettiva, sarebbe quindi molto utile avere a disposizione un’opera di raccolta e razionalizzazione della legislazione fiscale, mediante la definizione di un effettivo testo unico, integrato e coordinato con le disposizioni normative speciali, da far a sua volta confluire in un unico Codice tributario.
Si tratterebbe, quindi, di realizzare misure volte a favorire la semplificazione del sistema e l’attuazione della certezza del diritto.
Anche le tax expenditures, ha continuato Ruffini, spesso introdotte come misure temporanee e trasformate dai continui rinnovi o proroghe in misure permanenti, necessitano dello stesso tentativo di riordino e valutazione. Oggi, nell’attuale sistema fiscale e con riferimento alla sola Irpef, sono state censite quasi 150 spese fiscali. A tal fine si potrebbe ipotizzare una revisione o comunque un riordino delle detrazioni d’imposta e delle deduzioni dal reddito complessivo anche per rendere possibile la totale gestione di tali agevolazioni nella dichiarazione precompilata. In questo modo, il contribuente potrebbe avere a disposizione per ogni anno d’imposta il proprio modello dichiarativo senza la necessità di operare alcuna modifica rispetto a quello fornito dall’Agenzia.

Altro elemento da prendere in considerazione per far fronte alle esigenze di semplificazione e trasparenza nel calcolo dell’Irpef potrebbe essere  il reddito minimo esente sul modello spagnolo, variabile in base alla composizione della famiglia, in luogo delle detrazioni per tipo di lavoro e componenti familiari decrescenti al crescere del reddito.

In rassegna anche la flat tax. Questo tipo di tassazione, ha osservato il direttore, già presente in forma parziale, come avviene per il regime forfetario destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni,  potrebbe essere una soluzione di estrema trasparenza e semplicità se abbracciasse tutti i redditi su una base imponibile il più possibile ampia e riconducesse gran parte delle deduzioni, detrazioni, crediti e bonus a un solo minimo esente. Essa risolverebbe il problema dei redditi d’impresa e societari, se l’aliquota fosse fissata allo stesso livello dell’Ires. Sul costo, sarebbe opportuno che una scelta come la flat tax avesse una copertura certa e l’esistenza di evidenze incontrovertibili che tale tipo di prelievo consenta recuperi di gettito derivanti da una elevata compliance.

Viene analizzato inoltre il sistema ad aliquota continua, ispirato al meccanismo applicato in Germania. Tale sistema prevede che l’imposta lorda sia calcolata per ogni livello di reddito in base a un algoritmo che calcola una serie continua di aliquote che garantiscono la progressività dell’imposta, e non su diverse aliquote per scaglioni di reddito come avviene nell’attuale sistema.
 
Un altro tema affrontato è la tassazione per cassa: riguardo le agevolazioni per l’attività d’impresa, sarebbe opportuno vagliare la possibilità di consentire l’immediata deducibilità degli investimenti, in luogo di quella rateizzata mediante gli ammortamenti. La conclusione di questo processo potrebbe essere un sistema che abbini ai pagamenti mensili o trimestrali dell’Iva anche quelli dell’Irpef, superando il sistema della ritenuta d’acconto per i professionisti e quello di acconti e saldi per le imprese, e consenta di estendere la dichiarazione dei redditi precompilata anche a un certo numero di partite Iva. Non dovrebbe costituire un problema insormontabile quello dell’aliquota Irpef da applicare a tali versamenti periodici. Dovrebbe, invece, costituire un vantaggio per il contribuente la possibilità di ancorare la deduzione di un costo alla sua manifestazione numeraria (oggettiva) e non alla competenza economica (che presuppone delle stime), in modo da evitargli di scoprire oggi di aver commesso un errore solo dopo anni per effetto di accertamento e contenzioso, con l’aggiunta delle sanzioni.

Inoltre, con la progressiva acquisizione di altri dati fiscalmente rilevanti, attraverso la fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, sarà possibile introdurre la “dichiarazione precompilata” anche per le partite Iva.
Con la fatturazione elettronica è stato, infatti, creato un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture, che permette di abbandonare il supporto cartaceo e tutto ciò che ne consegue. Ai dati della fatturazione elettronica si aggiungono quelli relativi ai corrispettivi giornalieri delle cessioni dei beni e delle prestazioni dei servizi, trasmessi all’Agenzia delle entrate mediante il registratore telematico o con la procedura webDocumento commerciale online”, disponibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia (presente nel portale “Fatture e Corrispettivi” e utilizzabile anche su dispositivi mobili).

La dichiarazione precompilata rimane lo strumento di maggiore efficacia messo a disposizione dei contribuenti e l’intento dell’Agenzia delle entrate è di realizzare la progressiva dematerializzazione dei diversi modelli di dichiarazione.
Rimanendo in tema di dichiarazione precompilata, in via sperimentale, già con riferimento all’anno d’imposta 2021 (grazie anche alla completezza, dal primo gennaio di quest’anno, del flusso dei corrispettivi telematici), l’Agenzia rende disponibili ai soggetti passivi Iva con la liquidazione trimestrale dell’imposta, residenti e stabiliti in Italia, in un’apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia, le bozze dei seguenti documenti:
• i registri relativi alle fatture emesse e ricevute, nonché alle bollette doganali per i beni e i servizi acquistati o importati
• la liquidazione periodica Iva
• la dichiarazione annuale Iva.

Il direttore ha concluso l’attenta analisi sulla riforma dell’Irpef evidenziando la necessità di non trascurare gli aspetti psicologici di un intervento strutturale sul tributo. L’applicazione di un’imposta, infatti, non dipende soltanto dalla sua perfezione tecnica, ma anche da come sarà recepita dalla platea dei contribuenti. Oltre ai supporti informatici per la semplificazione degli adempimenti, occorre, poi, un’attività integrativa e interpretativa delle norme emanate. Ordine e chiarezza sono un’esigenza non solo del contribuente ma anche dell’amministrazione, che può così intervenire più tempestivamente con le proprie istruzioni e può concentrarsi sui problemi interpretativi inevitabilmente posti dall’applicazione delle norme a una vasta platea di soggetti e a fattispecie complesse.
La regole inoltre devono avere una certa stabilità nel tempo, per evitare che gli operatori del settore debbano continuamente adattarsi a mutate cornici normative.
In sostanza, sarebbe utile un impianto giuridico stabile, all’interno del quale il legislatore possa attuare le diverse politiche economiche senza la necessità di stravolgere continuamente le regole fiscali per i cittadini e le imprese.

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