Dati e statistiche

5 Dicembre 2016

Scambi immobiliari: rilancianoanche negozi, uffici e capannoni

Si conferma in crescita e senza alcun segno di rallentamento, nel terzo trimestre 2016, l’attrattività del segmento non residenziale. Prime, in lista, le regioni settentrionali

La ripresa del mercato immobiliare in Italia, in termini di compravendite, appare ormai un dato indiscutibile; se è vero che il segno più era ricomparso già tra il 2014 e il 2015, dopo la forte e prolungata crisi protrattasi tra il 2007 e il 2013 (con la breve eccezione posta a cavallo tra il 2011 e il 2012), il 2016 si sta dimostrando a tutti gli effetti l’anno della svolta.
A confermarlo sono i dati dall’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) nella terza Nota trimestrale 2016, disponibile, da oggi, sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
 
Tra i fattori che stanno contribuendo a questa inversione di rotta si possono sicuramente annoverare il permanere dei tassi di interesse sui mutui su livelli molto convenienti, con conseguente basso costo dell’indebitamento, il livello relativamente contenuto dei prezzi, dopo la consistente e prolungata discesa degli anni precedenti, e il perdurare di politiche monetarie ed economiche che aumentano la disponibilità potenziale al credito (immissione di liquidità da parte della Bce, crescenti garanzie normative sul recupero crediti).
 
Ne deriva così che, per il terzo trimestre consecutivo, in tutti i settori, cresce il volume delle compravendite, in alcuni casi con una significativa progressione (ad esempio, nel terziario, che passa dal +1,3% del primo trimestre al +14,7% del secondo, fino a un +31,1% di quest’ultima rilevazione), in altri consolidando i già consistenti dati del trimestre precedente.
Statisticamente, i dati aggregati finiscono per dipendere, in realtà, dalla dinamica del settore residenziale che, insieme alle pertinenze, comprende la stragrande maggioranza del mercato in termini di volume; è, tuttavia, utile approfondire anche l’andamento degli altri settori, che presentano specificità e differenziazioni di un certo interesse.

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Il primo dato significativo è rappresentato dal fatto che il segmento non residenziale, a differenza di quello residenziale e, quindi, del mercato nel suo complesso, non subisce alcun rallentamento rispetto al trimestre precedente, anzi continua ad accelerare, fino a raggiungere un tasso di crescita trimestrale (oltre il 25%) inferiore, nella serie storica dal 2005, solo a quello del terzo trimestre 2007.
 
Il settore terziario
Il terziario, come anticipato in precedenza, ha evidenziato il rafforzamento più consistente, in una dinamica espansiva che, solo nel trimestre precedente, aveva mostrato una certa incisività.
Il contributo più significativo è stato fornito dalla macro area settentrionale (unica con il segno più da oltre due trimestri), che comprende il 60% dell’intero volume nazionale, con un incremento di oltre un terzo (+34,6%); in termini percentuali, in realtà, il Centro raggiunge un incremento persino superiore (+36,1%), dato sufficiente per scavalcare, seppur di poco, la macro area meridionale in quanto a numero di compravendite, ma meno incisivo in termini assoluti a causa delle ridotte dimensioni del mercato di partenza (meno di un terzo del Nord).
 
Il settore commerciale
Anche il secondo settore analizzato, quello commerciale, mostra un notevole salto di qualità nella dinamica espansiva, giungendo fin quasi a raddoppiare il tasso di crescita del trimestre precedente (da +12,9% a +23,3%) e confermando una tendenza in atto fin dal primo trimestre del 2016.
Anche in questo caso, il Nord, che da solo copre oltre la metà del mercato nazionale, si conferma il principale motore della crescita in atto, sia, ovviamente, in termini assoluti che in termini percentuali (+28,6%); se il Centro, unica macro area in crescita da ben cinque trimestri, si attesta in linea con il dato nazionale, triplicando quasi il tasso di crescita del trimestre precedente (da +8,5% a +23,7%), il Sud, in parziale controtendenza, rallenta di oltre cinque punti, pur restando in territorio positivo con un tasso a doppia cifra (+14,2%).
 
Il settore produttivo
Il settore produttivo, infine, risulta l’unico, tra i tre del segmento non residenziale, a subire un rallentamento rispetto al trimestre precedente; il tasso passa infatti dal +28,7% del secondo trimestre 2016 a un +24,5%, dato sicuramente positivo, ma in calo di oltre quattro punti rispetto al precedente.
La scomposizione per macro aree territoriali mostra, in questo caso, differenziazioni particolarmente significative: il Nord, dove si sviluppa anche stavolta gran parte del mercato nazionale (oltre i due terzi), conferma un tasso di crescita assai prossimo a quello espresso nel trimestre precedente (passa da +23,9% a +22,0%); il Centro, dopo un trimestre sostanzialmente stabile, cresce di oltre un terzo rispetto al terzo trimestre del 2015 (+36%); il Sud, infine, dopo aver quasi raddoppiato il volume di compravendite di settore nel secondo trimestre (+85,9%), si allinea alla tendenza nazionale (+24,5%), facendo registrare un +23,6%.
 
Le grandi città
La Nota trimestrale sviluppa anche, infine, il consueto approfondimento relativo alle province delle otto principali città italiane per dimensione demografica; risulta difficile, ovviamente, dedurre da tali dati valutazioni di carattere generale, tenuto conto sia del ridotto numero delle relative compravendite (con conseguente alta variabilità dei tassi) sia della forte incidenza delle specificità territoriali, ma si possono comunque effettuare alcune considerazioni.
In particolare, piuttosto altalenanti risultano i riscontri relativi al settore terziario, con, in alcuni casi, forti aumenti (Milano, la città con il mercato più consistente, +40,8%; Napoli +104,8%), in altri, cali percentualmente rilevanti (Palermo, ad esempio, -38,3%).
Sicuramente più omogenei i dati relativi al settore commerciale, in gran parte superiori al tasso medio nazionale, a conferma di una certa capacità attrattiva dei centri maggiori (il segno meno compare solo a Bologna e Palermo).
Tutti positivi invece, seppure con un’alta variabilità, i dati relativi al settore produttivo.

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