18 Giugno 2018
Esercizio di competenza: irrilevantela data in cui perviene la fattura
Giurisprudenza
Esercizio di competenza: irrilevante
la data in cui perviene la fattura
Il mancato accordo delle parti sul costo non significa necessariamente che quella componente negativa di reddito non sia, prima dell’accordo stesso, obiettivamente determinabile
La sentenza della Cassazione in rassegna (n. 7032/2018) riafferma, in primo luogo, l’inderogabilità del principio di competenza fissato dall’articolo 75, comma 4 del Tuir (ante 2004), per cui le spese e gli oneri specificamente afferenti i ricavi e altri proventi, che pur non risultando imputati al conto dei profitti e delle perdite concorrono a formare il reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi.
A tal fine, viene citata la precedente pronuncia del Supremo collegio 14 febbraio 2014, n. 3484, secondo cui la deduzione dei costi per il ripristino della funzionalità di prodotti difettosi, la cui alienazione già costituiva il titolo di un componente di reddito, sostenuti successivamente alla chiusura del relativo periodo d’imposta, deve avvenire nel precedente periodo, in quanto i detti requisiti erano stati rilevati prima dell’approvazione del bilancio. In tale sentenza di legittimità venne rammentata la propria giurisprudenza espressa nella decisione 24 gennaio 2013, n. 1648, per la quale alcuna facoltatività dev’essere riconosciuta al contribuente in ordine all’inderogabilità del suddetto principio di competenza economica.
Il principio di competenza di cui all’articolo 75 ha formato oggetto della parimenti citata decisione della Corte suprema 24 ottobre 2012, n. 18237, ove si affermò che il legislatore del reddito d’impresa si sia limitato “soltanto a prevedere una deroga al principio della competenza, col consentire deducibilità di dette particolari spese e componenti nel diverso esercizio nel quale si raggiunge la certezza della loro esistenza ovvero la determinabilità, in modo obiettivo, del relativo ammontare”.
Pertanto, l’obiettiva determinabilità sancita dalla legge non è collegata o collegabile alla manifestazione della volontà delle parti sul costo, essendo, altrimenti, a esse demandata la scelta di stabilire a quale esercizio di competenza imputare la relativa componente del reddito d’impresa, sicché il mancato accordo delle parti non significa necessariamente che il costo non sia, prima dell’accordo stesso, obiettivamente determinabile.
Nell’ulteriore pronuncia, ancora menzionata da questa in nota, 18 gennaio 2017, n. 1107, venne affermato che l’esistenza e l’obiettiva determinabilità dei ricavi derivanti dai lavori di riparazione eseguiti in garanzia emerge quando l’approvazione della casa madre interviene non soltanto dopo la data di chiusura dell’esercizio, ma anche prima della scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione ove la società contribuente avrebbe dovuto inserirli non rilevando il principio di derivazione.
In tale contesto interpretativo si innesta la questione dell’onere probatorio che il Supremo collegio risolve affermando che sull’Amministrazione finanziaria incombe di provare la data in cui si sono realizzati i fatti di verificazione dei componenti negativi o positivi di reddito, così determinando l’esercizio di competenza ai sensi dell’articolo 75 del Tuir (ante 2004), poi articolo 109.
Pertanto, ad avviso della sentenza della Cassazione in rassegna, al contribuente che abbia operato la registrazione in un esercizio diverso, spetta provare che solo in tale anno questi sono diventati certi e determinabili nell’ammontare e, ai fini dell’individuazione dell’esercizio di competenza, nessun rilievo può essere attribuito “alla data in cui perviene la fattura della spesa sostenuta”.
La sentenza della Corte regolatrice del diritto in nota cita il proprio precedente espresso nella decisione 16 dicembre, 2015, n. 25282, secondo cui la doppia annotazione dello stesso importo, una volta tra le componenti negative di reddito (costi), l’altra tra quelle attive (rimanenze), risponde a regola di correttezza contabile, ma ciò non significa anche che se ne debba trarre un onere per l’ufficio impositore di dimostrarne la mancata osservanza al fine di poter presumere l’incidenza ai fini fiscali dell’erronea imputazione dei costi.
a cura di Giurisprudenza delle imposte edita da ASSONIME
pubblicato Lunedì 18 Giugno 2018
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