24 Aprile 2026
Dichiarazioni Irpef e Iva 2025, online le statistiche del Mef
Il 58,9% delle persone fisiche ha utilizzato il modello 730 (+3,1% rispetto al 2023), mentre il numero di coloro che hanno utilizzato il modello Redditi si è ridotto (-2,8% rispetto al 2023)
Nel 2024 i contribuenti Irpef sono stati oltre 42,8 milioni, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Il reddito complessivo dichiarato ha superato quota 1.076 miliardi di euro, con una crescita del 4,7 per cento. Il reddito medio si è attestato a 25.820 euro, in aumento rispetto al 2023. È quanto si legge nelle statistiche relative alle dichiarazioni Irpef e Iva 2025, presentate per il periodo d’imposta 2024, online sul sito del Dipartimento delle finanze del Mef.
La parte più consistente del reddito continua a provenire dal lavoro dipendente e dalle pensioni. Il lavoro dipendente rappresenta oltre la metà del reddito complessivo e coinvolge più della metà dei contribuenti. Le pensioni pesano per circa un terzo del reddito totale. In entrambi i casi si osserva un aumento sia del numero di soggetti sia degli importi dichiarati.
Il 58,9% delle persone fisiche ha assolto l’obbligo dichiarativo utilizzando il modello 730 (+3,1% rispetto al 2023), mentre il numero di coloro che hanno utilizzato il modello Redditi (19,6%, pari a circa 8,4 milioni di contribuenti) si è ridotto (–2,8% rispetto al 2023), anche a causa del maggiore ricorso al modello 730 precompilato. Più di quattro milioni di contribuenti hanno presentato il modello 730 in assenza di sostituto d’imposta. Rispetto al 2023, si è contratto il numero di soggetti che non hanno presentato le dichiarazioni (21,5% del totale dei contribuenti), i cui relativi dati sono stati recuperati dalla Certificazione Unica (-2,6% rispetto al 2023).
Dal punto di vista territoriale, le differenze restano marcate. Le regioni del Nord continuano a registrare i redditi medi più alti, con la Lombardia in testa (30.200 euro), seguita dal Trentino-Alto Adige (28.553 euro, con la provincia di Bolzano che raggiunge 29.850 euro) mentre il Mezzogiorno presenta valori medi sensibilmente più bassi (fanalino di coda la Calabria, con un reddito medio di 19.020 euro). Questo divario territoriale è una caratteristica strutturale che i dati del 2024 confermano senza grandi cambiamenti.
Accanto ai redditi delle persone fisiche, i dati Iva aiutano a capire come si è mossa l’economia reale. Nel 2024 hanno presentato la dichiarazione Iva poco più di 4,1 milioni di contribuenti, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il volume d’affari complessivo ha raggiunto circa 4.688 miliardi di euro, con una riduzione dell’1% rispetto al 2023. Anche gli acquisti e le importazioni sono diminuiti, segnalando una fase di rallentamento dell’attività economica dopo la forte espansione dei due anni precedenti.
Il cuore del sistema Iva resta rappresentato dalle società di capitali. Sono poco più di un terzo dei soggetti, ma generano quasi il 90% del volume d’affari totale. Proprio in questo comparto si concentra buona parte della contrazione registrata nel 2024. Alcune attività legate al commercio mostrano segnali di crescita, soprattutto nel commercio al dettaglio, mentre calano in modo significativo settori come le costruzioni e la fornitura di energia, che avevano beneficiato in passato di incentivi e di condizioni straordinarie.
Dal punto di vista settoriale, l’industria manifatturiera e il commercio continuano a rappresentare le quote principali del volume d’affari nazionale. Nei servizi, il quadro è più articolato, anche per effetto dei cambiamenti nella classificazione delle attività economiche. A livello territoriale, alcune regioni del Nord-Ovest mostrano le flessioni più marcate del volume d’affari, mentre poche aree registrano variazioni positive.
Nel dettaglio, analogamente all’anno d’imposta 2023, il settore “Commercio all’ingrosso e al dettaglio” è il più rilevante (872.165 dichiarazioni, che corrispondono al 21,0% del totale), seguito dalle “Attività professionali, scientifiche e tecniche” (484.936 dichiarazioni, pari all’ 11,7% del totale) che nel 2024 superano le “Costruzioni” (480.070 dichiarazioni, 11,6% del totale). Il settore “Agricoltura, silvicoltura e pesca” (448.905 dichiarazioni, 10,8% del totale) riporta come per l’anno precedente, un numero di contribuenti maggiore delle “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (341.237 dichiarazioni pari all’8,2% del totale) e delle “Attività manifatturiere” (340.682 dichiarazioni pari all’ 8,2% del totale).
Un dato interessante riguarda il gettito. Nonostante il calo del volume d’affari, l’Iva dovuta nel 2024 è leggermente aumentata, arrivando a circa 158 miliardi di euro. Questo risultato è legato alla composizione delle operazioni e alle aliquote applicate, oltre che alla dinamica dei prezzi. L’Iva a credito cresce anch’essa, segnalando una maggiore incidenza di acquisti e investimenti che generano crediti fiscali.
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