Normativa e prassi

21 Maggio 2021

Fuori campo Iva la quota aggiuntiva dei soci al consorzio in “rosso”

Il contributo straordinario versato dai soci al consorzio per ristabilire il pareggio di bilancio e rimediare alle perdite d’esercizio causate dalle inadempienze di alcuni aderenti all’organismo non costituiscono compensi parametrati alle prestazioni di servizi rese dall’ente ai partecipanti e, quindi, non sono imponibili ai fini Iva.
 
Il quesito affrontato dalla risposta n. 361 del 21 maggio 2021 è di un consorzio (in fallimento) che a causa dell’insolvenza di alcuni soci falliti, incassa contributi supplitivi dagli altri consorziati per acquisire il pareggio di bilancio.
 
L’istante è una srl consortile in liquidazione che acquistava merce in grande quantità sul mercato per poi rivenderla a prezzi vantaggiosi ai soci. Quest’ultimi contribuivano alle spese ordinarie del consorzio tramite versamenti periodici soggetti a Iva.
Nel 2018 la società è fallita e il curatore ha rilevato una perdita di esercizio nonostante l’articolo 4 dello statuto prevedesse che la srl doveva essere “gestita secondo il criterio della economicità mirando al pareggio del bilancio”.
La passività, evidenzia l’istante, era dovuta principalmente ai mancati pagamenti, regolarmente fatturati dal consorzio, delle forniture e dei contributi consortili da parte di due soci falliti. I relativi crediti erano stati svalutati a seguito dell’apertura della procedura concorsuale nei confronti degli inadempienti.
La perdita d’esercizio, secondo il principio del pareggio di bilancio e in base all’articolo 2615 del codice civile, dovrà essere coperta dai versamenti degli altri aderenti. Il dubbio è se le quote aggiuntive siano soggette a Iva.
 
Il punto è, in sintesi, definire la natura di tali somme, ossia stabilire se siano riferibili a compensi incassati per servizi resi dal consorzio ai soci.
L’Agenzia delle entrate, come l’istante, ritiene di no e ne esclude, di conseguenza, la rilevanza Iva.
 
Sono imponibili, recita l’articolo 3, comma 1, del decreto Iva, “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da (…) obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.
La giurisprudenza Ue, come la prassi dell’amministrazione finanziaria, hanno più volte precisato che affinché si instauri uno scambio a titolo oneroso occorre che si realizzi tra le parti un rapporto giuridico e un nesso di sinallagmaticità tra la prestazione e il controvalore ricevuto.
La risoluzione n. 156/1996 ha precisato che tale relazione è riscontrabile anche nel caso dei contributi consortili versati dai consociati alla compagine perché, in poche parole, anche se definiti “contributi” si tratta di somme connesse e proporzionali ai servizi ricevuti da ognuno per l’appartenenza all’ente e, quindi, imponibili ai fini Iva. La stessa risoluzione lascia fuori dalla tassazione, invece, le spese generali di gestione non riferibili a specifiche prestazioni. Sulla stessa scia anche le risoluzioni n. 95/2001 e n. 307/2002.
 
Per quanto riguarda il profilo civilistico, l’Agenzia richiama l’articolo 2615, comma 2, del codice civile, in base al quale per le obbligazioni assunte dall’ente consortile per conto dei singoli consorziati rispondono questi ultimi, solidalmente col fondo consortile, e “in caso di in solvenza nei rapporti tra i consorziati il debito dell’insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote.
La norma corrisponde perfettamente alla situazione descritta nell’interpello, in cui i consorziati devono coprire i debiti dell’istante derivanti dalle inadempienze di altri soci, versando delle somme parametrate alle rispettive quote di partecipazione all’ente.
Si tratta di contributi aggiuntivi, quindi, non proporzionali ai servizi ricevuti dal singolo socio e, in particolare, all’ammontare dei beni acquistati tramite la società.
 
In conclusione, per l’Agenzia, le quote supplementari versate all’istante dai consorziati non sono connesse a cessioni di beni o a prestazioni di servizi e, quindi, non hanno la natura sinallagmatica che ne comporterebbe l’imponibilità, e si configurano come mere movimentazioni di denaro fuori campo Iva (articolo 2, comma 3, lettera a), decreto Iva).
 
Per completezza, l’Amministrazione chiarisce che se sussistono i requisiti per l’applicazione dell’articolo 26, comma 2, del decreto Iva, in ogni caso non oggetto del presente quesito, la società può emettere note di credito con riferimento alle fatture emesse nei confronti dei consorziati falliti inadempienti.

Condividi su:
Fuori campo Iva la quota aggiuntiva dei soci al consorzio in “rosso”

Ultimi articoli

Normativa e prassi 16 Agosto 2022

Soggetta a Iva l’attività in Italia anche con iscrizione all’Aire

La costituzione nel territorio italiano del domicilio fiscale, pur in presenza della residenza in un Paese terzo, come il Regno Unito, non impedisce di considerare la cittadina italiana, chiaramente intenzionata ad avviare la sua unica attività professionale, quale soggetto passivo Iva alla stregua di un qualsiasi altro residente.

Normativa e prassi 16 Agosto 2022

Cambi delle valute estere: online le medie di luglio 2022

È in Rete, sul sito dell’Agenzia delle entrate, il provvedimento del 16 agosto del direttore dell’Agenzia, con il quale sono accertate le medie dei cambi delle valute estere per il mese di luglio 2022, calcolati a titolo indicativo dalla Banca d’Italia sulla base di quotazioni di mercato.

Analisi e commenti 16 Agosto 2022

Il rilascio del falso “visto leggero” è sanzionabile penalmente

Al fine di contrastare i fenomeni “patologici” collegati alle compensazioni di crediti inesistenti e alle indebite cessioni di credito d’imposta non spettanti, e al fine di garantire ai contribuenti il corretto adempimento degli obblighi tributari e, conseguentemente, agevolare l’amministrazione finanziaria nei successivi controlli, il legislatore tributario, con il decreto legislativo n.

Normativa e prassi 12 Agosto 2022

Rilascio obbligatorio delle frequenze, l’indennizzo è contributo in c/capitale

Con la risposta n. 427 del 12 agosto 2022, l’Agenzia chiarisce che il contributo percepito nell’anno corrente dalla società e previsto ex lege per la rottamazione obbligatoria delle frequenze inerenti al servizio televisivo digitale terrestre va qualificato come sopravvenienza attiva e, essendo ricompreso nell’articolo 88, comma 3, lettera b) del Tuir, concorre alla determinazione del reddito nell’esercizio in cui è stato incassato e nei successivi, ma non oltre il quarto.

torna all'inizio del contenuto