Giurisprudenza

1 Giugno 2017

Nuove deduzioni in fase di appello:via libera alle eccezioni improprie

Giurisprudenza

Nuove deduzioni in fase di appello:
via libera alle eccezioni improprie

L’ufficio ha facoltà di utilizzare per la prima volta anche in sede di gravame le risultanze dell’Anagrafe tributaria, senza per questo contravvenire al divieto dello ius novorum

Nuove deduzioni in fase di appello:|via libera alle eccezioni improprie

Il principio di improponibilità di nuove eccezioni in secondo grado (articolo 57 del Dlgs 546/1992) riguarda le “eccezioni in senso stretto”, mentre non si estende alle “eccezioni improprie” e alla contestazione dei fatti costitutivi del credito tributario o delle censure del contribuente, che restano sempre deducibili.
A fornire questa precisazione è stata la Corte suprema, con la sentenza n. 12266 del 17 maggio 2017.
 
La vicenda processuale
A seguito della notifica di una cartella di pagamento emessa, ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, per il recupero di maggiori Iva, Irpef e Irap e ritenute alla fonte relativamente all’anno 2002, il contribuente proponeva ricorso avverso l’atto impositivo e i giudici di prime cure accoglievano l’impugnazione.
La Commissione tributaria regionale, in riforma della sentenza di primo grado, ha ritenuto la cartella impugnata conforme alle previsioni di legge.
 
A fronte della pronuncia dei giudici di secondo grado, il contribuente adiva la Corte suprema, deducendo, tra gli altri motivi, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 57 del Dlgs 546/1992, avendo l’ufficio richiamato, a suo avviso, solo nel giudizio d’appello, le informazioni reperite in Anagrafe tributaria, non ottemperando, in tal modo, al divieto di nuove eccezioni in secondo grado.
 
La pronuncia della Corte e i limiti dello ius novorum
I giudici di legittimità hanno ritenuto il motivo di ricorso infondato, in quanto, nel processo tributario, il divieto di proporre nuove eccezioni in sede di gravame concerne tutte le “eccezioni in senso stretto”, consistenti nei vizi d’invalidità dell’atto tributario o nei fatti modificativi, estintivi o impeditivi della pretesa fiscale, mentre non si estende alle “eccezioni improprie” o alle “mere difese” e, cioè, alla contestazione dei fatti costitutivi del credito tributario o delle censure del contribuente, che restano sempre deducibili (tra le altre, cfr Cassazione, 11223/2016).
Nel caso di specie, il semplice riferimento alle informazioni desumibili dalle risultanze dell’Anagrafe tributaria non costituisce motivo nuovo nel senso dinanzi individuato, trattandosi di mera difesa, volta a supportare i motivi di appello.
 
Il giudizio tributario è caratterizzato da un meccanismo di tipo impugnatorio, teso alla verifica della legittimità della pretesa erariale, sulla base dei presupposti di fatto e di diritto contenuti nell’atto impositivo. L’ambito oggettivo del processo tributario è delimitato dalle contestazioni avanzate dal contribuente nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, sicché in sede di appello alle parti in causa non è concessa la facoltà di proporre nuove eccezioni, ai sensi del divieto dello ius novorum contenuto nell’articolo 57 del Dlgs 546/1992.
 
Tuttavia, come precisato dalla Corte, tale divieto concerne esclusivamente le sole “eccezioni in senso stretto” e non si estende alle “eccezioni improprie” o alle “mere difese”, che sono sempre deducibili.
Per “eccezioni in senso stretto” devono intendersi quelle che il giudice può esaminare solo su istanza di parte attraverso le quali il contribuente fa valere, con i motivi di ricorso, un fatto giuridico avente efficacia modificativa, impeditiva o estintiva della pretesa fiscale.
 
Non possono configurarsi come tali, invece, le deduzioni, in grado di appello, delle “eccezioni improprie” o “mere difese”, in quanto dirette a sollecitare il rilievo d’ufficio, da parte del giudice, dell’inesistenza dei fatti costitutivi del diritto dedotto in giudizio, ovvero in quanto volte alla mera contestazione delle censure mosse dal contribuente all’atto impugnato – con il ricorso introduttivo – e alle quali rimane quindi circoscritta l’attività d’indagine del giudice (cfr Cassazione, 25756/2014).
 
La categoria dell’eccezione in senso stretto – chiariscono i giudici di legittimità – ricomprende tutti i vizi d’invalidità dell’atto impositivo per difetto di elementi formali essenziali, incompetenza o violazione di norme sul procedimento, mentre la sola contestazione dei fatti costitutivi della pretesa tributaria si risolve in una mera difesa, estranea al divieto di cui al citato articolo 57 (cfr Cassazione, 19414/2015).
In definitiva, l’amministrazione può prospettare, nella fase di appello, argomentazioni giuridiche ulteriori rispetto a quelle evidenziate in primo grado, poiché la posizione dell’ufficio è quella di chi si difende rispetto alla pretesa altrui e la nuova allegazione non costituisce un’eccezione in senso proprio.
 
La Corte ha, dunque, rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di lite.

Andrea Santoro

pubblicato Lunedì 5 Giugno 2017

Condividi su:
Nuove deduzioni in fase di appello:via libera alle eccezioni improprie

Ultimi articoli

Normativa e prassi 16 Aprile 2021

Vendite a distanza Ue con doppia Iva, le regole per ottenere il rimborso

Una ditta che effettua vendite online di videogiochi, alla quale viene notificato dal Paese estero di destinazione dei beni un avviso di versamento Iva, in quanto ha superato la soglia di 100mila euro, potrà chiedere il rimborso per gli anni accertati, cioè 2015 e 2016, presentando istanza entro due anni dal ricevimento dell’avviso.

Normativa e prassi 16 Aprile 2021

“Affitti”: il fatturato dell’acquirente nella cessione d’azienda con riserva

Una società che nel 2019 cede un bar con riserva e nel 2020 lo riacquisisce dal gestore inadempiente, per la riduzione del fatturato che dà diritto alla fruizione del bonus locazioni dovrà computare la quota del medesimo fatturato derivante dell’azienda oggetto di trasferimento per i mesi di riferimento del credito.

Attualità 16 Aprile 2021

Record di contributi “Sostegni”: il totale erogato supera i 3 miliardi

Più di 1 milione i pagamenti eseguiti dall’Agenzia delle entrate a favore di imprese e lavoratori autonomi, per un importo complessivo che supera i 3 miliardi di euro (3.

Normativa e prassi 16 Aprile 2021

Il fine previdenziale è d’obbligo per fruire della sostitutiva al 7%

Il residente nel Regno Unito, titolare di polizze assicurative estere, che trasferisce la residenza in uno dei Comuni individuati dall’articolo 24-ter del Tuir, non può beneficiare del regime fiscale agevolato previsto dallo stesso articolo (applicazione di un’imposta sostitutiva del 7% per 10 anni): le polizze sono investimenti finanziari che non hanno una finalità previdenziale.

torna all'inizio del contenuto