Analisi e commenti

31 Dicembre 2025

Georeferenziazione delle mappe, un viaggio nei sistemi cartografici

Dalle prime mappe catastali, risalenti al 1886, all’utilizzo delle tecnologie più moderne che consentono di sovrapporre la cartografia con immagini satellitari o ortofoto digitali

Pubblicato sulla rivista “Territorio Italia” (edizione 2024 – 2025), l’articolo Metadatazione della Georeferenziazione delle mappe catastali nei sistemi di riferimento nazionali, a firma degli ingegneri Flavio Celestino Ferrante, dirigente in quiescenza dell’Agenzia delle entrate, già responsabile del Settore servizi cartografici della Direzione centrale Servizi Catastali, Cartografici e di Pubblicità Immobiliare, e Demetrio Poma, funzionario in servizio presso la stessa Direzione centrale. Gli autori ripercorrono un secolo e mezzo di storia dei sistemi cartografici di un Paese, l’Italia, che dall’epoca preunitaria ha ereditato tradizioni e culture estremamente frammentati e diversificati.

In un’epoca in cui la vita, le nostre attività, perfino i rapporti interpersonali sono fortemente agevolati dalla tecnologia, dall’informatica e dalla telematica, i più giovani probabilmente non immaginano che il mondo, in un passato neanche tanto lontano, funzionasse molto diversamente da oggi. Ma anche chi ha qualche anno in più sulle spalle, preso dalla contemporaneità, spesso è portato a dimenticarlo.

Pensiamo ai servizi erogati dalla Pubblica amministrazione: oggi la stragrande maggioranza delle operazioni vengono eseguite “con un click”, senza doversi spostare da casa o dal proprio studio professionale, senza affrontare code, e in pochi secondi. Acquisendo da uno schermo praticamente tutte le informazioni di cui si ha bisogno.

Eppure, dicevamo, le cose non sono sempre andate così.

L’analisi prende le mosse dal periodo (1886 – 1956) in cui le mappe catastali sono state “formate”.

È del 1° marzo 1886, la legge n. 3682 (legge Messedaglia), che disciplinava “…la formazione di un catasto geometrico particellare uniforme fondato sulla misura e sulla stima…”, ponendo le basi di quell’opera ambiziosa, tanto faraonica quanto minuziosa, che avrebbe permesso “…di accertare le proprietà immobili, e tenerne in evidenza le mutazioni, nonché di perequare l’imposta fondiaria”.

Occorreva a quel punto produrre mappe che fossero inquadrate in un sistema di riferimento e che fossero rappresentate in una scala idonea a rappresentare geometricamente i beni immobili, per se stessi funzionali alla determinazione del reddito.

Non entreremo nel merito, in questa sede, dei sistemi di riferimento che si sono susseguiti nel tempo; argomento molto interessante, ma altrettanto tecnico, per la cui analisi approfondita è preferibile rimandare alla competenza degli autori, con il loro articolo. Ci limiteremo, piuttosto, a osservare come, nel tempo, sono cambiate le tipologie delle mappe.

Si è partiti facendo confluire nel nuovo catasto italiano le mappe dei catasti preunitari, geometrico-particellari che, ancorché non collegate a vertici trigonometrici e quindi non inquadrate in alcun sistema di riferimento geodetico, erano comunque idonee al conseguimento dello scopo per cui erano nate: perequare le imposte e individuare i diritti reali iscritti sugli immobili. Per tali mappe era stata adottata la proiezione naturale.

Naturalmente, l’esigenza di registrare e catalogare gli immobili rappresentandoli graficamente, per consentire una giusta imposizione fiscale, non riguardava solo i terreni: già la legge 26 gennaio 1865 n. 2136 (legge per l’unificazione dell’imposta sui fabbricati), infatti, aveva fatto emergere l’esigenza di creare un catasto dei fabbricati; legge a cui seguì il Regolamento approvato col regio decreto n. 267 del 5 giugno 1871, serie 2°, che ordinava la formazione e la conservazione del catasto dei fabbricati, destinato a sostituire i vari catasti preesistenti, ereditati dai numerosi Stati minori confluiti nel Regno d’Italia.

Nel corso degli anni sono stati adottati diversi sistemi di rappresentazione cartografica. Per citare solo i principali, quello di Sanson-Flamsteed, adottato già prima del 1886 in alcune province delle regioni Toscana ed Emilia-Romagna; sistema presto abbandonato a favore del Cassini-Soldner, in cui fu inquadrata successivamente la stragrande maggioranza della cartografia catastale, e che aveva il merito di utilizzare coordinate coincidenti con le coordinate geodetiche rettangolari, il cui utilizzo consentiva di calcolare più agevolmente le coordinate dei punti trigonometrici.

Nel 1940, poi, la Commissione Geodetica Italiana ha riconosciuto la necessità e l’urgenza di adottare un nuovo sistema di riferimento nazionale, denominato Roma40, al quale è stato associato il nuovo sistema di rappresentazione cartografica conforme di Gauss-Boaga. I vantaggi di questa rappresentazione hanno fatto sì che essa venisse impiegata su larga scala, anche in ambito internazionale.

L’adozione del sistema di riferimento nazionale Roma40 poneva le basi per tutta una serie di interventi innovativi, tra cui la trasformazione delle coordinate Cassini-Soldner dei punti trigonometrici catastali.

Si trattava, molto sinteticamente, di adottare metodi di calcolo spesso piuttosto complessi, che consentissero di inquadrare le mappe catastali nel sistema di rappresentazione Gauss-Boaga. Attività che però sono state eseguite solo in alcune aree del territorio nazionale.

Eppure, l’esigenza di trasformare la cartografia catastale nazionale (rappresentata in oltre 800 sistemi di coordinate Cassini-Soldner con origine diversa) nel sistema di rappresentazione di Gauss-Boaga, nasceva già alla fine del ‘900, anche in vista della possibilità di integrarla con quella in uso presso gli enti territoriali (Regioni, Comuni e Provincie); enti, questi ultimi, per loro stessa natura deputati, ancor meglio dell’Amministrazione centrale, al governo del territorio e che disponevano, appunto, di cartografia digitale nel sistema di rappresentazione Gauss-Boaga.

Ed è così che nel primo decennio degli anni 2000 sono state avviate collaborazioni tra l’amministrazione catastale, le Regioni e alcuni altri enti locali, nonché con l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e di Vulcanologia) per la determinazione delle coordinate Gauss-Boaga dei punti trigonometrici catastali utili alla trasformazione della cartografia.

Il lavoro di elaborazione, di verifica dei risultati e di predisposizione degli elaborati, per ciascuno degli oltre 800 sistemi di coordinate, è stato condotto dal Settore servizi cartografici della Direzione centrale del Catasto, a partire dalla fine degli anni 90 del secolo scorso e si è concluso solo di recente.

A testimonianza della grande mole di lavoro svolta, la quantità di dati prodotti è stata collezionata in fascicoli distinti per regione di appartenenza, confluiti in un documento unico che li ha raccolti in maniera organica.

Giunti quasi al termine di questo excursus sull’evoluzione dei sistemi di riferimento cartografici, non si può non menzionare la direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo del 14 marzo 2007 nota come Direttiva INSPIRE (INfrastructure for SPatial InfoRmation in Europe), in seguito al cui recepimento nell’ordinamento italiano – tra l’altro – è nata in Italia l’Infrastruttura nazionale per l’informazione territoriale e il monitoraggio ambientale.

In virtù delle nuove disposizioni (DPCM 10 novembre 2011), le coordinate delle mappe catastali sono state trasformate nel nuovo Sistema Geodetico Nazionale “ETRF2000 (epoca 2008.0)”, frutto di un accordo tra l’Amministrazione catastale e l’Istituto Geografico Militare. La disponibilità delle mappe catastali digitali, quotidianamente aggiornate, nel sistema di riferimento ETRF2000, garantisce la piena interoperabilità e l’integrazione automatica con qualsiasi dato di conoscenza del territorio, anche al di fuori del dominio del Catasto.

Un passaggio epocale, che ha permesso il rilascio di una serie di applicazioni come ad esempio il SIT – Sistema Integrato Territorio, realizzate in architettura web e basate sulla cartografia catastale trasformata, appunto, nel sistema di riferimento nazionale ETRF2000 (epoca 2008.0), ma anche la realizzazione di servizi di interoperabilità all’utenza, quali quello di consultazione on line della cartografia catastale WMS e WFS, e il servizio di scarico  gratuito dei file vettoriali delle mappe catastali.

L’utilizzo delle tecnologie più moderne consente di sovrapporre la cartografia catastale con immagini satellitari o ortofoto digitali; l’integrazione di tali immagini con tutte le informazioni che riguardano le singole unità immobiliari permette ai tecnici, ma anche alle Pubbliche Amministrazioni e ai cittadini, di visualizzare in maniera semplice e intuitiva l’intero patrimonio cartografico catastale, i cui numeri (300 mila fogli di mappa nei quali sono rappresentate oltre 80 milioni di particelle e 20 milioni di fabbricati) fanno appena percepire la complessità del lavoro svolto dall’Amministrazione catastale nel tempo.

Ma tornando per un attimo all’inizio di questo viaggio nella storia della rappresentazione cartografica, e ripensando con gli occhi dell’uomo tecnologico alla cartografia degli inizi (catasti preunitari), questa ci può sembrare meno precisa di quella attuale; ma non si può non guardare con grande rispetto e ammirazione a queste mappe del passato, frutto di un lavoro meticoloso, spesso rischioso e massacrante anche dal punto di vista fisico, di uomini che hanno speso la loro vita misurando, rappresentando graficamente, mettendo insieme un puzzle grande quanto tutto il territorio italiano.

Tutto questo, per non dimenticare che ciò che oggi ci viene reso con un semplice “click” è frutto di un passato, oltre che di un presente e di un futuro fatti di studio, fatica, intelligenza e programmazione.

È il cammino dell’uomo, nella storia.

Continua
Il primo approfondimento è stato pubblicato lunedì 22 dicembre
Il secondo approfondimento è stato pubblicato mercoledì 24 dicembre
Il terzo approfondimento è stato pubblicato lunedì 29 dicembre    

Georeferenziazione delle mappe, un viaggio nei sistemi cartografici

Ultimi articoli

Normativa e prassi 22 Gennaio 2026

Successione transfrontaliera, inapplicabile l’esenzione impositiva

Il trasferimento ”mortis causa” a favore di un ente pubblico svizzero del Canton Ticino sconta l’imposta di successione per mancanza del requisito della condizione di reciprocità Un Comune svizzero, ente territoriale di diritto pubblico, è stato nominato erede universale di una cittadina deceduta in Svizzera, dove aveva domicilio e residenza.

Normativa e prassi 22 Gennaio 2026

Il lavoratore frontaliere in Italia può rientrare con reddito agevolato

Il contribuente che, residente all’estero, viene ogni giorno a lavorare nel nostro Paese e ora vorrebbe riportarvi anche la residenza, può accedere potenzialmente al nuovo regime dei lavoratori impatriati Nuovo chiarimento dell’Agenzia delle entrate in merito a un caso specifico riguardante l’accesso al nuovo regime dei lavoratori impatriati (articolo 5, Dlgs n.

Normativa e prassi 21 Gennaio 2026

Auto a uso promiscuo, esenzione per il fringe benefit convenzionale

Le somme che superano tale soglia non usufruiscono del regime speciale di non imponibilità previsto dall’articolo 51 del Tuir che disciplina la determinazione del reddito di lavoro dipendente Il contributo del dipendente al costo dell’auto aziendale concessa a uso promiscuo può beneficiare dell’esenzione Irpef soltanto per la parte trattenuta in busta paga e fino al valore convenzionale del fringe benefit fissato in base alle tabelle Aci.

Attualità 21 Gennaio 2026

Furto delle credenziali Spid: il phishing torna in azione

Alla vittima viene chiesto di inserire la password della propria identità digitale, mentre l’indirizzo mail è già precompilato tramite personalizzazione del link Una nuova truffa online cerca di sfruttare il logo dell’Agenzia delle entrate con l’intento di sottrarre le credenziali Spid (sistema pubblico di identità digitale) degli utenti.

torna all'inizio del contenuto