13 Settembre 2024
I sistemi catastali europei, un’analisi comparata
La politica fiscale adottata da un Paese, o da un’Unione di Stati, rappresenta una disciplina che più di altre desta l’attenzione degli osservatori, soprattutto quando oggetto della imposizione sono i beni immobili. Ciò vale ancor più per Paesi, come l’Italia, la cui popolazione, per tradizione, investe gran parte dei propri risparmi nell’acquisto della casa o di altri immobili, magari strumentali all’esercizio di un’impresa.
Di grande interesse e attualità, quindi, è l’articolo Analisi comparata tra i sistemi catastali in Europa, a firma degli ingegneri Giovanni Battista Cantisani e Arturo Angelini, dirigenti dell’Agenzia delle entrate, pubblicato nell’ultima edizione di Territorio Italia, la rivista di informazione tecnico-scientifica dell’Agenzia delle entrate. Di seguito ne evidenziamo alcuni aspetti.
I due autori propongono una serie di analisi che mettono a confronto le politiche economiche dei Paesi europei connesse ai beni immobili, esaminando i diversi sistemi di inventariazione degli stessi e la gestione delle banche dati nelle diverse realtà, ma anche trattando le varie politiche fiscali adottate, oltre che i sistemi di valutazione immobiliare a fini fiscali.
Quando si parla di unione di Stati ci si trova di fronte a tutta una serie di norme, culture e tradizioni diverse che, perché le direttive e le disposizioni comunitarie possano trovare concreta attuazione nei singoli Paesi membri, è necessario armonizzare quanto più possibile. Impresa, questa, non sempre facilmente realizzabile, e che in alcuni casi assume le caratteristiche di una vera e propria sfida, ma che col tempo sta iniziando a produrre i suoi risultati.
L’analisi comparativa compiuta dagli autori prende le mosse dai diversi sistemi di gestione dei catasti europei, sempre avendo come riferimento le indicazioni impartite dalla Commissione Europea. E lo fa partendo dalle definizioni.
Nell’articolo si legge, in prima battuta, che il termine “cadastre” è di utilizzo comune nei Paesi europei, e che per tutti questo termine definisce un sistema d’inventariazione dei beni immobili georeferenziato, che integra informazioni di natura tecnico-fisica a cui in alcuni casi se ne aggiungono altre di natura giuridica ed economica, come i diritti reali e le ipoteche, e i valori e i redditi.
Ma perché i diversi sistemi catastali dell’Ue possano interagire tra loro non basta una comune definizione del catasto: occorre anche che almeno gli elementi chiave del sistema siano univoci nei vari Paesi. Ed in tal senso interviene la direttiva INSPIRE numero 2007/2/EC del 14 marzo 2007 (Infrastructure for Spatial Information in Europe – Infrastruttura per l’Informazione Territoriale in Europa) che, nel fornire una definizione di particella catastale, quale categoria di dato territoriale di particolare interesse, ne indica anche gli attributi chiave, al fine di assicurare disponibilità, qualità, organizzazione e accessibilità del dato in un contesto paneuropeo.
Ma il cuore dello studio è nell’analisi sui diversi sistemi catastali, i cui intenti precipui e comuni sono la certezza dei diritti immobiliari e il governo del territorio, intenti che vengono conseguiti a volte affidando i sistemi catastali e le relative banche dati ad una sola amministrazione, come avviene in Italia e in Svezia, in altri casi a più enti con competenze separate.
L’analisi si spinge oltre, ad esaminare le politiche fiscali dei Paesi europei nonché, sopra tutte, le indicazioni dell’Ocse e della Commissione europea, propense a trasferire l’imposizione fiscale dai fattori produttivi al patrimonio immobiliare (tax shifting), modalità di imposizione generalmente declinata in tre macroaree (imposta sugli immobili, sul consumo e imposta “locale”).
Leggendo l’articolo è interessante osservare quante variabili influiscono, nel panorama dei Paesi osservati, sull’esito dell’analisi compiuta, le quali vengono esplicate anche mediante grafici e figure di cui l’articolo è ricco. Lo studio si sofferma in particolare sul sistema di aggiornamento del dato economico catastale, la cui frequenza varia decisamente da Stato a Stato. Sebbene in Italia l’ultimo aggiornamento sia piuttosto datato, leggendo lo studio scopriamo che anche altri Paesi sono fermi a 40, 50 anni fa.
Nel contesto europeo, in termini di organizzazione delle strutture deputate alla definizione di redditi e valori tassati per il patrimonio edilizio, in termini generali di imposizione fiscale sugli immobili e in tema di procedimenti tecnici adottati per la definizione delle basi imponibili, l’analisi conclude che la situazione italiana non si discosta, come performance, da quella degli altri Paesi europei. Nell’articolo ne vengono esposti i punti di forza e gli interventi evolutivi possibili (in particolare su zonizzazione, qualificazione degli immobili e misura della loro consistenza), concludendo che in merito all’organizzazione, essa appare molto ben strutturata. Inoltre, benché tutti i sistemi estimativi analizzati abbiano vantaggi e svantaggi, senza possibilità di affermazione di una maggiore pregevolezza dell’uno rispetto all’altro, l’attuale sistema estimativo impiegato nel nostro Paese può, con pochi accorgimenti e piccoli ritocchi, ancora oggi assolvere alle funzioni per le quali è stato formato e conservato.
Continua
La prima puntata della rassegna dedicata ai contenuti dell’edizione 2023 di Territorio Italia è stata pubblicata venerdì 16 agosto 2024
La seconda puntata è stata pubblicata venerdì 23 agosto 2024
La terza puntata è stata pubblicata venerdì 30 agosto 2024
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