26 Luglio 2023
Delega fiscale, focus dell’Upb su obiettivi e criticità
Il sistema tributario italiano, come rileva l’Ufficio Parlamentare di Bilancio in una memoria sul disegno di legge “Delega al Governo per la riforma fiscale” trasmessa dalla presidente Lilia Cavallari alla Commissione Finanze della Camera lo scorso 25 maggio, presenta alcune criticità da tempo identificate nel dibattito di politica economica e discusse ripetutamente anche nelle aule parlamentari. Per lo più sono il frutto di modifiche che si sono stratificate nel tempo e che hanno alterato il sistema di tassazione originario in assenza di un modello di riferimento, determinandone una notevole frammentazione. Alcune criticità, quali, ad esempio, l’eccessiva erraticità delle aliquote marginali dell’Irpef in corrispondenza di redditi medio-bassi, sono state in parte affrontate con le modifiche apportate all’imposta personale sul reddito nell’ambito della legge di bilancio per il 2022. Occorre, tuttavia, un ridisegno complessivo per giungere a un sistema tributario che favorisca la crescita economica, che rispetti il criterio dell’equità, che riduca sensibilmente l’evasione fiscale, che sia semplice, certo e che non renda l’adempimento un peso eccessivo sulle spalle dei contribuenti. In questa analisi dei suggerimenti e delle osservazioni dell’Upb ci soffermeremo in particolare sulla ridefinizione della tassazione delle aziende.
La condivisione delle finalità della Riforma fiscale
Il Ddl delega si inserisce in questo contesto e indica obiettivi prioritari e ampiamente condivisibili tra cui, ad esempio, stimolare la crescita attraverso una maggiore efficienza della struttura delle imposte e una riduzione del carico fiscale, ridurre l’evasione e l’elusione fiscale, soprattutto attraverso l’utilizzo efficace dei dati disponibili e la modifica alle procedure di accertamento e riscossione e semplificare il sistema tributario. Come? Anche eliminando i micro-tributi. Utile anche la revisione annunciata degli adempimenti dichiarativi e di versamento dei contribuenti. Lo stesso giudizio positivo si estende anche al riordino delle disposizioni che regolano il sistema tributario, mediante la redazione di testi unici.
L’avviso dell’Upb sul rischio che la coperta sia troppo corta
Il disegno di legge delega prospetta interventi di riduzione del prelievo ma solo nel caso dell’abolizione dell’Irap fornisce indicazioni su come recuperare le risorse che verrebbero meno. Per il resto fa riferimento ai risultati dell’attività di contrasto dell’evasione e della razionalizzazione e riduzione delle spese fiscali, detrazioni, deduzioni, bonus e sconti fiscali, oltre che a nuove risorse da individuare. In particolare, la copertura finanziaria appare strettissima, anche perché il Ddl esclude aumenti del prelievo fiscale. Ricapitolando, le risorse extra a sostegno della Riforma sono indicate principalmente nel maggior recupero derivante dalla lotta all’evasione e dal gettito superiore alle stime collegato ad un miglioramento del clima economico. Quanto alle spese fiscali da ridurre o contrarre è sì auspicabile ma si deve anche intervenire con logica tenendo conto d’una società che invecchia, con l’innalzamento del numero di anziani e con il contrappeso d’un Paese sempre meno giovane. Tutti punti cui dare risposte, anche sul piano fiscale.
La tassazione delle società e le intersezioni con altre novità fiscali
Per quanto riguarda la struttura delle aliquote di imposta, la delega stabilisce un sistema duale che prevede accanto all’aliquota ordinaria, attualmente fissata al 24 per cento, l’applicazione di un’aliquota ridotta per gli utili non distribuiti che vengano destinati alla realizzazione di specifici investimenti e a nuove assunzioni entro i due periodi di imposta successivi a quello in cui è prodotto il reddito tassato. A ciò s’affianca la rimodulazione della base imponibile. Attenzione però, perché la revisione della tassazione dei redditi delle società deve essere letta tenendo anche in considerazione ulteriori interventi previsti dalla delega. Tra questi elenchiamo i principali, tra cui la razionalizzazione e semplificazione dei criteri di determinazione del reddito d’impresa, la graduale cancellazione dell’Irap, la razionalizzazione degli incentivi fiscali alle imprese, che dovrà essere coerente anche con il livello di imposizione fiscale minimo globale per i gruppi multinazionali e per quelli nazionali su larga scala secondo quanto previsto dalla Direttiva (Ue) 2022/2523 del Consiglio del 14 dicembre 2022, nota anche come global minimum tax, che ha recepito la disciplina del cosiddetto Pillar Two. E ancora, sempre da Bruxelles, arriva a compimento la revisione della fiscalità di vantaggio alle imprese nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato. In sostanza, la Riforma fiscale in merito alla tassazione delle imprese dovrà necessariamente incrociarsi con diverse novità normative, interne ed anche esterne, cioè correlate al rispetto degli obblighi come Paese-membro dell’Ue. Dunque, il rischio complicazioni è concreto se non si procede con grande attenzione.
Il pensionamento dell’Irap
La Riforma prevede il graduale superamento dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). In particolare, viene data priorità all’eliminazione dell’imposta per le società di persone e le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni. Inoltre, è previsto che la copertura finanziaria sia assicurata da una sovraimposta Ires. Più in generale il nuovo assetto dovrà continuare a garantire il finanziamento del fabbisogno sanitario visto che l’Irap rappresenta una fonte di finanziamento regionale soprattutto diretta al settore della sanità. Inoltre, l’Upb sottolinea come l’Irap nel 2022 abbia superato un gettito di 28 miliardi di euro.
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