Dati e statistiche

27 Maggio 2021

Dichiarazioni Irpef e Iva 2019, quadro completo dei dati rilevati

Disponibili in modo tempestivo i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2020 e riferite all’anno di imposta 2019, grazie all’input del dipartimento delle Finanze alle procedure di validazione statistica e alle innovazioni relative alla dichiarazione precompilata, realizzate dall’Agenzia delle entrate dal 2015. Tutte le statistiche e le analisi dei dati, la cui pubblicazione, però, ha risentito quest’anno del rinvio della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi a causa dell’emergenza sanitaria (fissata al 10 dicembre 2020), sono consultabili sul sito dipartimento delle Finanze e hanno una struttura open data che ne facilita il riutilizzo.

Innanzitutto dal Def ricordano i dati macroeconomici dell’anno di riferimento: nel 2019, anno prima della crisi da Covid-19, il Pil ha presentato una crescita modesta, dell’1,1% in termini nominali e dello 0,3% in termini reali.

Irpef
Il numero totale dei contribuenti che hanno assolto l’obbligo dichiarativo è aumentato di oltre 153mila soggetti (+0,4%) rispetto all’anno precedente. Per l’esattezza sono circa 41,5 milioni che hanno presentato direttamente i modelli di dichiarazione Redditi Pf e 730 o indirettamente tramite dichiarazione dei sostituti d’imposta (Certificazione unica).
Riguardo al tipo di dichiarazione, 22 milioni di persone fisiche hanno utilizzato il modello 730 con un aumento di oltre 800mila contribuenti rispetto all’anno precedente; 9,1 milioni hanno presentato invece il modello Redditi Pf, mentre i dati dei restanti 10,4 milioni di contribuenti, non tenuti a presentare direttamente la dichiarazione, sono stati acquisiti tramite la Cu compilata dal sostituto d’imposta.
Il reddito complessivo totale dichiarato ammonta a oltre 884 miliardi di euro (+4,5 miliardi rispetto all’anno precedente, +0,5%) per un valore medio di 21.800 euro, in crescita dello 0,6% rispetto al reddito complessivo medio dichiarato l’anno precedente. L’incremento del reddito complessivo è dovuto all’aumento dei redditi da pensione, lavoro dipendente e lavoro autonomo.
In relazione all’analisi territoriale, la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (25.780 euro), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (24.970 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (15.600 euro). Confermata, quindi, anche per il 2019 la distanza tra il reddito medio delle regioni centro-settentrionali e quello delle regioni meridionali.

Il dipartimento delle Finanze ricorda che da quest’anno sono disponibili sul proprio sito informazioni reddituali, oltre che a livello comunale, anche a livello sub-comunale, per i comuni di grandi dimensioni caratterizzati da più Cap, tramite cui è possibile rilevare alcune interessanti informazioni riguardo le distribuzioni del reddito all’interno delle Città Metropolitane e le altre città interessate. I dati mostrano una distribuzione piuttosto diseguale dei redditi nei diversi quartieri delle grandi città: nel Comune di Roma, il reddito medio più elevato è pari a 68.264 euro (nei quartieri del Cap 00197), mentre il reddito medio più basso scende a 16.298 euro nei quartieri del Cap 00119. Ancora più marcate le differenze nel Comune di Milano, dove nei quartieri con il reddito più elevato la media è pari a 100.489 euro, mentre in quelli con reddito più basso è pari a 18.925 euro. Nel Comune di Napoli le aree con reddito più elevato hanno un valore medio di 47.316 quelle con reddito più basso 13.462 euro.

Riguardo alle tipologie di reddito dichiarate, i redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’83% del reddito complessivo dichiarato, nello specifico, il reddito da pensione rappresenta il 30% del totale del reddito complessivo. Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 57.970 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 22.373 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 21.060 euro, quello dei pensionati a 18.290 euro. Infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone e assimilate risulta di 18.270 euro. Non inclusi nell’Irpef i redditi da capitale, soggetti a tassazione sostitutiva.
Il Dipartimento ribadisce che per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef si intendono i titolari di ditte individuali, con esclusione di chi esercita attività economica in forma societaria, e la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro”.
Inoltre, segnala l’aumento a 65mila euro della soglia di ricavi per l’accesso al regime forfetario, senza distinzione per attività Ateco a seguito della legge di bilancio 2019, e l’abrogazione dei due requisiti relativi alle spese per lavoro dipendente (non superiore a 5mila euro) e spese per acquisto di beni ammortizzabili (non superiore a 20mila euro). Di conseguenza, sono circa 707.000 le nuove adesioni al regime, per un numero complessivo di adesioni pari a 1.563.000. I redditi di tali contribuenti, sono soggetti a tassazione sostitutiva al 15% (5% nei primi cinque anni di attività) e non saranno più contabilizzati in Irpef tra i redditi da lavoro autonomo o da reddito d’impresa. Ciò ha comportato a una crescita molto significativa dei redditi medi da lavoro autonomo (+25,4%) e, anche se in misura meno marcata, dei redditi medi d’impresa (+6,8%). Infatti, i soggetti che fuoriescono dalla tassazione ordinaria sono quelli caratterizzati da ricavi e redditi più bassi, pertanto rimangono a tassazione ordinaria solo i soggetti con redditi più alti, determinando valori medi più elevati.
Si mantengono invece sostanzialmente stabili i valori medi del reddito da partecipazione (+0,8%).
Il reddito medio da pensione mostra una crescita del 2,4%, confermando il trend degli anni precedenti, mentre, al contrario, si registra un aumento del numero di pensionati (oltre 18.500 soggetti in più, +0,1%), effetto dei pensionamenti favoriti dalla “quota 100” (legge n. 26/2019) che ha anticipato temporaneamente il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.
In crescita anche il reddito medio da lavoro dipendente (+1,1%), confermando il trend registrato nell’anno precedente. In tale ambito, va evidenziato l’aumento del numero di lavoratori con contratti a tempo indeterminato (+2,5%) e una diminuzione dei lavoratori con contratti a tempo determinato (-2,6%).
Nel 2019 l’ammontare del reddito da fabbricati soggetto a tassazione ordinaria ammonta a 26,1 miliardi di euro, con una riduzione del 2,2% rispetto all’anno precedente, a causa dell’aumento della tassazione sostitutiva (cedolare secca).

Tra le altre novità Irpef si prevede una serie di misure agevolative volte ad attirare risorse umane nel nostro Paese: per il regime degli “impatriati”, la quota di reddito da lavoro dipendente e assimilati che concorre alla formazione del reddito complessivo passa dal 50% al 30%. Con tale novità i beneficiari del regime diventano 11.200 (1,6 volte i soggetti del 2018).
Dal 2019, è stata introdotta la tassazione sostitutiva del 7% rivolta ai titolari di reddito da pensione
di fonte estera che trasferiscono la residenza in Italia in un comune delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20mila abitanti.
Questo regime ha avuto al momento un impatto molto modesto, dalle dichiarazioni risultano meno di 50 soggetti che dichiarano reddito da pensione estera per un importo di 992 mila euro e altri redditi di fonte estera per un ammontare di 1,8 milioni di euro, mentre l’imposta sostitutiva dichiarata è di oltre 127 mila euro.

L’imposta netta totale dichiarata è pari a 165,1 miliardi di euro, (+0,5% rispetto all’anno precedente).
Al netto degli effetti del bonus 80 euro, l’imposta netta Irpef risulta pari in media a 5.300 euro e viene dichiarata da circa 31,2 milioni di soggetti, pari a circa il 75% del totale dei contribuenti. Circa 10,4 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero (con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione). In sostanza, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,8 milioni.

In relazione alle classi di reddito, l’analisi mostra che il 27% dei contribuenti, che dichiara circa il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15mila euro; in quella tra i 15mila e i 70mila euro si posiziona il 70% dei contribuenti, che dichiara il 67% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 4% dei contribuenti dichiara più di 70mila euro, versando circa il 29% dell’Irpef totale.

L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2019 a circa 12,3 miliardi di euro (-0,3% rispetto al 2018). L’addizionale regionale media è pari a 420 euro. Il valore più alto si registra nel Lazio (620 euro), il valore più basso si rileva in Sardegna (260 euro).
L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 5,1 miliardi di euro, in aumento del 2,2% rispetto al 2018, con un importo medio pari a 200 euro, che varia dal valore massimo di 250 euro nel Lazio, al valore minimo di 90 euro in Valle d’Aosta.

Iva
Sono circa 4,1 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2019, in calo rispetto all’anno precedente (-11,4%), a causa fondamentalmente della mancata presentazione della dichiarazione da parte dei forfettari che sono esonerati dagli adempimenti Iva, tra cui quello della dichiarazione annuale. La marcata riduzione del numero dei dichiaranti dovuto alla diffusione del regime forfetario è evidenziata dal fatto che il calo più consistente, rispetto all’anno d’imposta precedente, riguarda le ditte individuali (-20,8%). Nell’anno d’imposta 2019, per la prima volta, le dichiarazioni di “società ed enti” hanno superato in numero quelle delle “ditte individuali”.
Le operazioni imponibili dichiarate per l’anno d’imposta 2019 sono pari a circa 2.112 miliardi di euro (+0,5% rispetto al 2018), costituendo il 59,3% del volume d’affari, in linea con l’anno precedente. Il volume d’affari dichiarato ha raggiunto i 3.559 miliardi di euro, aumentando dell’1,3%, nonostante il numero dei dichiaranti sia marcatamente diminuito.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale del volume d’affari, le prime tre regioni per numerosità di dichiaranti (Lombardia, Lazio e Veneto) contribuiscono per oltre il 56% al volume d’affari totale nazionale.
Per l’anno d’imposta 2019, l’Iva di competenza è risultata pari a 109,5 miliardi di euro con una base imponibile pari a 717,9 miliardi di euro, con un aumento rispetto all’anno d’imposta precedente rispettivamente del 2,6% e del 2%.
Per quanto riguarda la liquidazione dell’imposta, l’introduzione del modello “Comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva (Lipe), ha agevolato la verifica tempestiva dei versamenti effettuati, grazie alla trasmissione telematica dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta.  

Condividi su:
Dichiarazioni Irpef e Iva 2019, quadro completo dei dati rilevati

Ultimi articoli

Normativa e prassi 16 Agosto 2022

Soggetta a Iva l’attività in Italia anche con iscrizione all’Aire

La costituzione nel territorio italiano del domicilio fiscale, pur in presenza della residenza in un Paese terzo, come il Regno Unito, non impedisce di considerare la cittadina italiana, chiaramente intenzionata ad avviare la sua unica attività professionale, quale soggetto passivo Iva alla stregua di un qualsiasi altro residente.

Normativa e prassi 16 Agosto 2022

Cambi delle valute estere: online le medie di luglio 2022

È in Rete, sul sito dell’Agenzia delle entrate, il provvedimento del 16 agosto del direttore dell’Agenzia, con il quale sono accertate le medie dei cambi delle valute estere per il mese di luglio 2022, calcolati a titolo indicativo dalla Banca d’Italia sulla base di quotazioni di mercato.

Analisi e commenti 16 Agosto 2022

Il rilascio del falso “visto leggero” è sanzionabile penalmente

Al fine di contrastare i fenomeni “patologici” collegati alle compensazioni di crediti inesistenti e alle indebite cessioni di credito d’imposta non spettanti, e al fine di garantire ai contribuenti il corretto adempimento degli obblighi tributari e, conseguentemente, agevolare l’amministrazione finanziaria nei successivi controlli, il legislatore tributario, con il decreto legislativo n.

Normativa e prassi 12 Agosto 2022

Rilascio obbligatorio delle frequenze, l’indennizzo è contributo in c/capitale

Con la risposta n. 427 del 12 agosto 2022, l’Agenzia chiarisce che il contributo percepito nell’anno corrente dalla società e previsto ex lege per la rottamazione obbligatoria delle frequenze inerenti al servizio televisivo digitale terrestre va qualificato come sopravvenienza attiva e, essendo ricompreso nell’articolo 88, comma 3, lettera b) del Tuir, concorre alla determinazione del reddito nell’esercizio in cui è stato incassato e nei successivi, ma non oltre il quarto.

torna all'inizio del contenuto