Bilancio e contabilità

23 Aprile 2020

Dichiarazioni Irpef e Iva 2018, online le statistiche del Mef

Disponibili in rete, sul sito del Dipartimento delle finanze le statistiche relative alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche e alle dichiarazioni Iva presentate nel 2019 e riferite all’anno d’imposta 2018. Il report, oltre ad analizzare i dati alla luce di diverse variabili (tipo di modello presentato, categorie di redditi e di contribuenti, realtà territoriali) descrive le eventuali specifiche circostanze e le novità normative che hanno determinato l’andamento dei risultati rilevati.

Riflettori sull’Irpef
Sono stati complessivamente circa 41,4 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2018: il dato segna un aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente, per un incremento totale di circa 162mila soggetti in più.

Il modello preferito è il 730
Nel dettaglio, rispetto al tipo di modello presentato, sono 21,2 milioni le persone fisiche che hanno scelto il modello 730, con un’impennata rispetto al 2017 di 500mila contribuenti in più; 9,6 milioni le persone fisiche che hanno invece utilizzato il modello “Redditi Pf”, mentre i dati dei restanti 10,6 milioni di contribuenti, non tenuti a presentare direttamente la dichiarazione, sono stati acquisiti tramite il modello Cu compilato dal sostituto d’imposta.

In salita il reddito dichiarato
Per il 2018 sono stati dichiarati 880 miliardi di euro (+42 miliardi rispetto all’anno precedente, +5%) per un valore medio di 21.660 euro, con un incremento pari al 4,8% rispetto al reddito complessivo medio dichiarato nel 2017.
Lo scatto in avanti, osservano dal Mef, è dovuto al trend positivo dei redditi da pensione, lavoro dipendente e lavoro autonomo.
Continua il divario tra il Centro-nord e il Meridione: la Lombardia si conferma la regione con il reddito medio complessivo più elevato (25.670 euro), seguita dalla provincia autonoma di Bolzano (24.760 euro), in Calabria si rileva invece il reddito medio più basso (15.430 euro).

Il dettaglio per categoria
L’82% del reddito dichiarato deriva da pensioni e stipendi corrisposti ai lavoratori dipendenti, mentre il reddito medio più elevato lo fanno registrare i lavoratori autonomi (46.240 euro) e gli imprenditori (titolari di ditte individuali, specifica il Df) dichiarano, in media 20.940 euro. A seguire, i lavoratori dipendenti dichiarano in media 20.820 euro e i pensionati a 17.870 euro, il reddito medio da partecipazione in società di persone e assimilate è di 18.130 euro. Rispetto a quest’ultimo dato il Mef ricorda che che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra, quindi, nell’Irpef.
Dalle statistiche emerge in particolare che, dal confronto con il 2017, aumentano in modo consistente i redditi medi da lavoro autonomo (+6,3%). Di segno opposto il reddito d’impresa (-5,2%) e da partecipazione (-1,4%): in questi casi l’andamento negativo deriva probabilmente dall’introduzione del regime per cassa per le imprese in contabilità semplificata.
Le pensioni confermano il trend positivo degli anni precedenti con un +2,5%, mentre scende il numero dei nuovi pensionati. Rispetto al 2017 cambia verso invece il reddito medio dei lavoratori dipendenti che nel 2018 rileva un +1,3%, a differenza della flessione registrata nell’anno precedente. I tecnici delle Finanze evidenziano, inoltre, l’aumento dei lavoratori sia con contratti a tempo indeterminato (+1,2%) che determinato (+3,5%)..

Imposta netta
L’Irpef netta dichiarata è pari a 164,2 miliardi di euro e guadagna 4,3% punti percentuali rispetto all’anno precedente. Dall’analisi risulta che al netto degli effetti del bonus di “80 euro”, l’imposta netta è pari in media a 5.270 euro ed è dichiarata da circa 31,2 milioni di soggetti ovvero da circa il 75% del totale dei contribuenti.
Da un esame più dettagliato emerge che oltre 10,2 milioni di contribuenti hanno un’imposta netta pari a zero. Sono, per lo più, soggetti che rientrano nelle soglie di esenzione o per i quali l’imposta lorda è azzerata per effetto delle detrazioni riconosciute. Considerando, infine, anche coloro che compensano l’Irpef netta dovuta con il bonus di “80 euro”, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,6 milioni.

Addizionale regionale e comunale
L’addizionale regionale aumenta del 3,1% rispetto al 2017, raggiungendo la cifra complessiva di circa 12,3 miliardi di euro, il risultato netto è pari a 420 euro.
La quota più consistente si registra nel Lazio (620 euro), il valore più basso in Basilicata e in Sardegna (280 euro).
In totale l’addizionale comunale nel 2018 è pari a 5 miliardi di euro, in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente, con un importo medio pari a 190 euro. Anche in questo caso il valore massimo si riscontra nel Lazio con 250 euro, il valore minimo spetta invece alla provincia autonoma di Bolzano con 70 euro.

Ed ecco cosa fa registrare l’Iva
Nel 2018 sono stati circa 4,7 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva, con una diminuzione dell’1,7% rispetto al 2017. La flessione si deve principalmente alla mancata presentazione della dichiarazione da parte di coloro che hanno aderito al regime forfetario.
Le operazioni imponibili dichiarate sono pari a 2.101 miliardi di euro, in calo dello 0,1% rispetto al 2017, mentre aumenta il volume d’affari che ha raggiunto i 3.515 miliardi di euro, l’incremento è del 2,9 per cento. La divergenza tra i due risultati deriva dalla non imponibilità di alcuni componenti del volume d’affari, come avviene per le cessioni intracomunitarie. In crescita anche le operazione in regime di reverse charge (+3,8%).
Entrando più nello specifico dell’analisi statistica, si rileva che l’Iva di competenza nel 2018 è risultata ammontare a 106,8 miliardi di euro con una base imponibile pari a 703,9 miliardi di euro. Il dipartimento precisa che questi dati non sono direttamente confrontabili con quelli dei periodi precedenti, perché sono mutati i procedimenti metodologici di analisi a causa delle modifiche apportate al funzionamento dell’iva e, in particolare, all’estensione del “reverse charge” e del regime di “split payment”. I dati del 2017 sono stati, quindi, ricalcolati utilizzando i nuovi criteri. Dalla rielaborazione è emerso che il 2018 ha registrato un aumento dell’Iva di competenza di circa il 7,3%, attribuibile principalmente alle società di capitali (+8,9%). Le attività con performance più “vivaci” sono risultate il settore dell’alloggio, ristorazione e manifatturiero.
Contenuto l’incremento dell’Iva a credito che passa dai 48,8 miliardi di euro del 2017 ai 49,2 miliardi di euro del 2018, con un aumento dello 0,82 per cento. Il debole rialzo potrebbe essere connesso all’introduzione, nella determinazione del credito Iva emergente dalla dichiarazione annuale, del vincolo in base al quale esso va calcolato considerando esclusivamente i versamenti effettuati.

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