24 Luglio 2026
Dichiarazione Iva 2026 tardiva: valida se inviata entro il 29 luglio
La non tempestività comporta l’applicazione di una sanzione pari a 250 euro, ma con il ravvedimento operoso il contribuente può ridurla a un decimo del minimo, versando quindi solo 25 euro
Per la presentazione della dichiarazione Iva 2026 relativa all’anno d’imposta 2025, il termine scaduto lo scorso 30 aprile non rappresenta l’ultima chance. La normativa (articolo 2, comma 7, del Dpr n. 322/1998), infatti, prevede che le dichiarazioni fiscali trasmesse entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria siano comunque considerate valide. Per il modello Iva 2026, ciò significa che l’invio può essere effettuato fino al prossimo 29 luglio. In tal caso, però, resta applicabile una sanzione amministrativa per il ritardo, il cui importo è pari a 250 euro, ma grazie al ravvedimento operoso il contribuente può ridurre la sanzione a un decimo del minimo previsto, versando quindi soltanto 25 euro.
Visto di conformità e dichiarazione tardiva
La presentazione tardiva della dichiarazione, garantendo la validità della stessa, non impedisce l’utilizzo del credito Iva in compensazione, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge. In particolare, la validità della dichiarazione consente anche l’apposizione del visto di conformità necessario per compensare crediti oltre le soglie stabilite (articolo 10, comma 7, Dl n. 78/2009).
Può accadere, infatti, che una dichiarazione sia stata presentata entro il termine ordinario ma senza il visto di conformità richiesto. In tale circostanza è possibile intervenire mediante una dichiarazione integrativa (articolo 8, comma 6-bis, del Dpr n. 322/1998).
Dichiarazione integrativa: quando serve
La dichiarazione integrativa permette di correggere o completare quanto indicato nel modello originario, compresi gli errori o le omissioni che hanno determinato l’indicazione di un maggiore o di un minore imponibile o, comunque, di un maggiore o di un minore debito d’imposta o di una maggiore o di una minore eccedenza detraibile.
Attraverso questo strumento il contribuente può quindi modificare elementi della dichiarazione sia a proprio favore sia a proprio sfavore. Inoltre, se la dichiarazione integrativa è presentata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito che deriva dal minor debito o dalla maggiore eccedenza detraibile potrà essere portato in detrazione in sede di liquidazione periodica o di dichiarazione annuale, oppure utilizzato in compensazione o ancora, se ne ha i requisiti, chiesto a rimborso.
Se invece l’integrativa viene presentata oltre questo termine, le opzioni di utilizzo sono il rimborso (in presenza dei requisiti) e la compensazione con i debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa. Nella dichiarazione relativa all’anno di presentazione dell’integrativa andrà indicato il credito derivante dal minor debito o maggior credito da essa risultante.
Entro quando presentare la dichiarazione integrativa
Per le dichiarazioni Iva presentate entro i termini ordinari oppure nei successivi 90 giorni, il modello integrativo può essere trasmesso fino alla scadenza dei termini di accertamento.
Per la dichiarazione Iva 2026 relativa al 2025, ciò significa che l’integrazione è possibile fino al 31 dicembre 2031, ossia entro il quinto anno successivo a quello di presentazione.
L’integrativa può essere utilizzata anche per modificare la modalità di fruizione del credito Iva. Ad esempio, è consentito sostituire una precedente richiesta di rimborso con la scelta di utilizzare il credito in compensazione, come chiarito dall’Agenzia delle entrate (risposta n. 231/2020 – vedi “Il rimborso diventa detrazione se l’integrativa è nei termini” – la quale richiama precedenti documenti di prassi che avevano già riconosciuto tale possibilità, cioè le circolari nn. 17/2011, 25/2012 e 35/2015).
Fonte: FiscoOggi
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