2 Aprile 2021
Banca d’Italia: identitik di tax evasion meno titoli, più propensione ad evadere
L’ultimo lavoro di ricerca della collana riservata agli “Occasional Papers” della Banca d’Italia, che raccoglie approfondimenti e studi su questioni di economia e finanza, spesso svolti in collaborazione con altre istituzioni europee, passa in rassegna e analizza i pareri sull’evasione fiscale espressi dai cittadini italiani e raccolti in quattro indagini condotte tra il 1992 e il 2013, in contesti socio-economici molto diversi. La percezione del fenomeno dell’evasione fiscale raffigurata negli italiani è piuttosto ambivalente. Infatti, mentre c’è ampio consenso sui principi etici, sulla condanna e/o giustificazione dell’evasione gli italiani tendono a dividersi. In particolare, 3 fattori giocano un ruolo determinante: il livello di istruzione, l’insorgere della crisi finanziaria del 2008 e la diffusione del lavoro precario tra i giovani.
Gli italiani e l’evasione fiscale
In generale, l’evasione fiscale, come fenomeno diffuso e radicato, è percepito come un problema grave dalla maggior parte dei cittadini, all’incirca il 90% nel 2013. Ma quanto si evade? Per gli intervistati le stime soggettive della quota di reddito effettivamente evaso è pari a circa 1/3 del totale. Anche in questo casi si tratta di una percezione omogenea, ovvero, senza significative differenze tra professioni, tipologia di lavoro e aree geografiche. In realtà, lo studio dimostra come accanto a un diffuso consenso, tra gli italiani, sui principi etici correlati alla lealtà fiscale, lo scenario muta quando si passa ad osservare le risposte sulle varie giustificazioni alla base di comportamenti di evasione fiscale. Tra queste, in primo luogo l’esistenza di situazioni marginali (61%), ad elevato rischio, dove il pagamento delle tasse potrebbe condurre, ad esempio l’azienda o l’artigiano, oppure, il professionista, all’uscita dal mercato. E ancora, un livello di tassazione ritenuto eccessivo (57%). Cambia scenario se si domanda agli italiani se i controlli fiscali dovrebbero aumentare o diminuire. In particolare, mentre per il 45% dovrebbero crescere in numero, per il 37% sì dovrebbero aumentare i controlli ma solo a certe condizioni di garanzia per i contribuenti.
Il raffronto internazionale
Il 65% degli italiani ritengono “mai giustificabile” l’evasione fiscale. In Francia sono il 63%, meno che in Italia, mentre in Spagna sono il 54%. In Germania invece la condanna dell’evasione fiscale è più netta, il 75% degli intervistai mai la giustificherebbe. Lo stesso per il Regno Unito, 72%. Ma la sorpresa maggiore è che in testa al rigore antievasione compaiono Albania, 84%, Bosnia Herzegovina e Ungheria, entrambe 80%. Questi 3 Paesi sono anche le realtà con la maggiore propensione ad evadere il fisco. Il dato sembra quindi contraddittorio.
Una bussola per individuare chi potenzialmente è più propenso ad evadere
Ciò che emerge al termine dell’analisi delle componenti principali che motivano gli individui all’evasione fiscale è la definizione di un indicatore di propensione all’evasione che riunisce valutazioni morali, giudizi personali in materia di obblighi fiscali e fattori socio-economici. In particolare, lo studio evidenzia come il fenomeno dell’evasione fiscale tenda ad essere significativamente più intenso a seconda dei gruppi sociali di appartenenza e anche del periodo preso in esame. In sostanza, la propensione a evadere le tasse è maggiore tra i capifamiglia con bassi livelli di istruzione e basso reddito, anziani e residenti nel Sud e nelle Isole. Nel tempo questa propensione è mediamente aumentata, soprattutto al Nord. Perché? La profonda crisi economica iniziata nel 2008 sembra aver contribuito a questo cambiamento, favorendo una certa tolleranza all’evasione fiscale per far andare avanti le imprese ma anche le famiglie, strette tra aliquote fiscali troppo elevate e insostenibili riduzioni di fatturato, ricavi e compensi. Non sorprende quindi che, nel tempo, la propensione all’evasione risulti crescere, soprattutto tra i pensionati e i disoccupati, mentre la maggiore propensione all’evasione che si era registrata per i lavoratori autonomi negli anni ’90 risulta decrescere nel 2013.
I giovani, il precariato e l’evasione fiscale
Ma non è tutto. Lo studio della Banca d’Italia, infatti, fissa l’istantanea di un fenomeno parallelo in notevole crescita. In pratica, la propensione all’evasione tra i giovani under 30 è osservata salire nel corso degli anni in stretta relazione con la diffusione del precariato. L’assorbimento di centinaia di migliaia di giovani ogni anno nel vasto mondo del precariato sembra aver determinato anche nei giovani una netta inversione di tendenza riguardo la propensione ad evadere le tasse. Tradotto: la propensione ad accettare l’evasione fiscale tende a crescere anche tra i giovani, soprattutto tra chi resta impigliato nella rete del precariato o tra chi resta disoccupato.
La ricetta dell’Ocse
Come sottolineato in più occasioni dall’Ocse, la promozione dell’adempimento spontaneo in termini di obblighi fiscali dovrebbe implicare lo sviluppo di programmi ad ampio raggio, con il coinvolgimento di ampie fasce della popolazione dalla scuola in avanti, come peraltro intrapresi in vari Paesi e finalizzati ad innalzare il livello della cultura della cittadinanza e della tassazione.
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