27 Maggio 2026
Dichiarazioni Irpef e Isa 2025: online i dati 2024, con spiegazione
Sono circa 42,8 milioni i contribuenti che hanno assolto l’obbligo dichiarativo, direttamente presentando una dichiarazione (modello 730 o Redditi) o indirettamente tramite Certificazione unica
Il dipartimento delle Finanze del Mef ha pubblicato le statistiche relative alle dichiarazioni fiscali presentate nel 2025, per l’anno d’imposta 2024. I dati riguardano diverse categorie, come i contribuenti Irpef titolari di partita Iva, le persone fisiche per reddito prevalente e gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa).
Irpef: titolari di partita Iva
Per il 2024 i contribuenti con partita Iva che hanno presentato dichiarazione sono circa 3,8 milioni, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Tra questi si distinguono diverse categorie: gli imprenditori rappresentano il 28,3%, i lavoratori autonomi il 13,8% e gli agricoltori il 5,8 per cento. La quota più rilevante è, però, quella dei contribuenti che utilizzano regimi fiscali agevolati, che arriva al 52% del totale. Il regime forfettario continua a essere il più diffuso: circa 2 milioni di contribuenti lo hanno scelto per il 2024, con una crescita del 3,3% rispetto al 2023. Questo dato conferma la forte attrattività di un sistema semplificato e con tassazione ridotta.
Dal punto di vista dei redditi, si osserva un aumento del reddito agricolo (+14,6%) e una crescita più contenuta ma comunque positiva per il regime forfettario (+3,8%).
Per quanto riguarda l’Iva, si registra una lieve diminuzione del numero di dichiarazioni e del volume d’affari complessivo, anche se con andamenti diversi tra i settori: calano costruzioni ed energia, mentre cresce il commercio.
La platea Irpef
Per quanto riguarda l’Irpef, sono circa 42,8 milioni i contribuenti che hanno assolto l’obbligo dichiarativo, direttamente ossia presentando una dichiarazione (modello 730 o Redditi) oppure indirettamente tramite la Certificazione unica presentata dai sostituti d’imposta. Sono 25,2 milioni le persone fisiche che hanno utilizzato il modello 730, con un aumento di oltre 752.000 contribuenti rispetto all’anno precedente, 8,4 milioni di soggetti hanno presentato invece il modello “Redditi Persone Fisiche”, mentre i dati relativi ai restanti 9,2 milioni di contribuenti non tenuti a presentare direttamente la dichiarazione sono stati acquisiti tramite il modello Certificazione Unica compilato dal sostituto d’imposta.
Per quanto riguarda la tipologia di redditi, si nota che per l’85,5% dei contribuenti il reddito prevalente tra quelli dichiarati provenga da un lavoro dipendente o da una pensione; solo per il 6,5% dei contribuenti il reddito prevalente deriva dall’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo, compresi quelli svolti in regime forfetario e di vantaggio. I redditi medi più alti appartengono ai lavoratori autonomi (67.510 euro), seguiti dagli imprenditori individuali (28.550 euro), mentre dipendenti e pensionati presentano valori medi inferiori (rispettivamente 24.250 euro e 22.390 euro). Nella relazione sui dati, il Dipartimento spiega che la differenza tra il reddito medio da lavoro autonomo e il reddito dichiarato dai lavoratori dipendenti è in parte spiegata anche dalla diversa modalità di indicazione dei contributi previdenziali. Nello specifico, i redditi dei lavoratori dipendenti sono riportati al netto dei contributi previdenziali, mentre i redditi da lavoro autonomo devono essere indicati al lordo dei contributi (il valore medio dei contributi riportati dai lavoratori autonomi è pari a oltre 10.926 euro). Questi importi medi non includono i redditi di circa 2 milioni di soggetti che hanno aderito al regime forfetario (+3,3% rispetto al 2023), assoggettati a tassazione sostitutiva e quindi non inclusi nel computo nei redditi complessivi Irpef.
Un’altra precisazione è che, nel confronto tra le diverse categorie reddituali, non si può prescindere dalle diverse norme fiscali per la determinazione del reddito e dalle peculiarità dell’attività svolta. In particolare, non è possibile confrontare i dati pubblicati relativi al reddito degli “imprenditori” con quelli dei “propri dipendenti”: la definizione di imprenditore, infatti, non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto si tratta di soli imprenditori individuali che, per buona parte, non hanno personale alle loro dipendenze.
Viene inoltre evidenziato che, in relazione al periodo d’imposta 2024, si osserva un aumento dei redditi medi di dipendenti e pensionati, accompagnato invece da una contrazione per i redditi legati alle attività economiche.
L’imposta netta complessiva ammonta a 197,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9%, ed è pagata da circa l’80% dei contribuenti (34,1 milioni di contribuenti). Una parte consistente, oltre 11 milioni di persone, di fatto non versa Irpef per livelli di reddito bassi, redditi totalmente soggetti a tassazione sostitutiva o ancora grazie a detrazioni o bonus. Le addizionali regionali e comunali risultano entrambe in aumento, con forti differenze territoriali negli importi medi.
La fotografia Iva
Per quanto riguarda l’Iva, si registra una lieve diminuzione del numero di dichiarazioni e del volume d’affari complessivo, anche se con andamenti diversi tra i settori: calano costruzioni ed energia, mentre cresce il commercio.
Gli Indici sintetici di affidabilità
Gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), per il 2024 hanno interessato circa 2,7 milioni di contribuenti, in lieve calo del 2% rispetto all’anno precedente. Nonostante la riduzione della platea, cresce il numero di soggetti con punteggi elevati: quasi il 47% raggiunge un livello pari o superiore a 8, segno di un miglioramento complessivo dell’affidabilità fiscale.
I ricavi medi dichiarati risultano in lieve aumento e si attestano intorno ai 338mila euro, mentre per i contribuenti con punteggi più alti si osserva una leggera flessione. Al contrario, il valore aggiunto medio cresce in modo più consistente, così come il reddito medio derivante da attività d’impresa o lavoro autonomo, che supera i 56mila euro. Ancora più elevati sono i redditi dei contribuenti che accedono ai benefici premiali, con valori medi sopra i 91mila euro.
Nel complesso emerge un quadro positivo, caratterizzato da un miglioramento diffuso dei principali indicatori economici e reddituali. Le differenze territoriali restano, con risultati migliori nelle aree del Nord, ma si registrano segnali di crescita anche nel Sud e nelle Isole, indicando una dinamica generale favorevole pur in presenza di andamenti differenziati tra i vari settori e territori.
Fonte: FiscoOggi
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