Analisi e commenti

9 Febbraio 2026

Le misure fiscali del Bilancio 2026 per il sostegno del reddito

Ridotta dal 35% al 33% la seconda aliquota dell’Irpef, mentre una serie di imposte sostitutive costituiscono una tassazione più favorevole per alcune voci della retribuzione dei lavoratori dipendenti

L’ultima legge di bilancio (legge n. 199 del 30 dicembre 2025) per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, è intervenuta su vari fronti. Dal punto di vista fiscale, il primo riguarda la struttura dell’Irpef, altri intervengono con alcune imposte sostitutive per aumentare il netto in busta paga dei dipendenti privati e pubblici. Analizziamo i relativi commi nel dettaglio.

Irpef: ridotta l’aliquota di mezzo con compensazione
La prima misura di carattere fiscale del Bilancio 2026 (articolo 1, commi 3 e 4, legge n. 199/2025), che riguarda la generalità dei contribuenti persone fisiche con un reddito compreso tra i 28mila e i 50mila euro, consiste nella riduzione della seconda aliquota dell’Irpef, che scende dal 35 al 33 per cento. A questo proposito ricordiamo che, la legge di bilancio 2025 (vedi articolo “Legge di bilancio 2025 – 1: nuove su Irpef e lavoro dipendente”) aveva stabilizzato le tre aliquote Irpef già previste dal decreto 216/2023 per il 2024, confermando, per il calcolo dell’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche, che:

  •  fino a 28mila euro di reddito, si applica l’aliquota del 23%
  •  oltre i 28mila e fino a 50mila euro, quella del 35% (ora 33%)
  •  oltre i 50mila euro, la più alta del 43 per cento.

Per evitare che l’abbassamento di due punti percentuali della seconda aliquota risulti un beneficio troppo ampio per i redditi più elevati, la riforma introduce un meccanismo di compensazione. Chi supera i 200mila euro di reddito complessivo annuo vedrà ridursi di 440 euro l’ammontare delle detrazioni legate a determinate spese: nello specifico, quelle detraibili al 19% (con l’esclusione delle spese sanitarie principali), le donazioni ai partiti politici e i premi assicurativi contro eventi calamitosi. In questo modo, l’effetto della riduzione viene neutralizzato per i contribuenti più abbienti.

Le misure a favore dei lavoratori dipendenti privati…
Con lo stesso obiettivo, i commi da 7 a 13 dello stesso articolo 1 introducono una serie di misure fiscali pensate per sostenere l’adeguamento dei salari al costo della vita e per rafforzare il legame tra retribuzione e produttività.

Il primo intervento riguarda gli incrementi retributivi che i lavoratori del settore privato riceveranno nel 2026 in seguito ai rinnovi contrattuali firmati negli anni 2024, 2025 e 2026. Per i dipendenti con reddito annuo fino a 33mila euro, questi aumenti saranno tassati con un’imposta sostitutiva del 5%, molto più bassa rispetto all’Irpef ordinaria. Il lavoratore potrà comunque rinunciare a questo regime agevolato, ma solo tramite una dichiarazione scritta. L’intento è quello di rendere più conveniente l’aumento salariale, riducendo l’impatto fiscale e favorendo il recupero del potere d’acquisto. L’Agenzia delle entrate ha istituito i relativi codici tributo che i sostituti d’imposta devono utilizzare per il versamento dell’imposta tramite modello F24 con la risoluzione n. 3 del 29 gennaio 2026.

Il testo agisce poi sulla sostitutiva da applicare sui premi di produttività (articolo 1, comma 182 della legge n. 208/2015). A questo punto ricordiamo che la normativa precedente, in via transitoria, era già intervenuta sull’aliquota dell’imposta sostitutiva, abbassandola al 5% per i premi erogati nel 2023 (legge di bilancio 2023) e nel 2024 (legge di bilancio 2024) per poi arrivare, con il Bilancio 2025, alla proroga della misura per l’intero triennio 2025-2027. La nuova disposizione limita questa aliquota agevolata al solo 2025, ma per gli anni successivi, cioè il 2026 e il 2027, introduce un regime ancora più favorevole: i premi e le somme legate alla produttività e alle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili saranno tassati all’1%, entro un tetto massimo di 5mila euro annui, innalzato rispetto ai 3mila euro previsti in precedenza. L’applicazione del regime sostitutivo è subordinata alla condizione che il reddito da lavoro dipendente privato del soggetto non sia stato superiore, nell’anno precedente a quello di percezione degli emolumenti, a 80mila euro. Si tratta di un incentivo pensato per incoraggiare le imprese a riconoscere premi ai dipendenti e per rendere più vantaggiosa la partecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali.

Un’altra novità riguarda il trattamento accessorio legato alle condizioni di lavoro più impegnative. Per il solo anno d’imposta 2026, alcune indennità – come quelle per il lavoro notturno, per il lavoro svolto nei giorni festivi o di riposo e per il lavoro a turni – saranno tassate con un’imposta sostitutiva del 15%, fino a un massimo di 1.500 euro annui. Anche in questo caso il lavoratore potrà rinunciare al regime agevolato. La misura si applica ai dipendenti del settore privato con reddito non superiore a 40mila euro nel 2025, con l’esclusione dei settori del commercio, del turismo e degli stabilimenti termali, che seguono una disciplina specifica. Restano invece escluse dall’agevolazione le somme che, pur chiamate indennità o maggiorazioni, sostituiscono di fatto la retribuzione ordinaria. Non rientrano nel limite dei 1.500 euro i premi di risultato e le somme legate alla partecipazione agli utili, che continuano a seguire le regole già previste dalla legge del 2015. Le norme contributive restano quelle ordinarie, salvo diverse previsioni dei contratti collettivi. Con la risoluzione n. 2 del 29 gennaio 2026 l’Agenzia ha istituito ha istituito i codici tributo necessari ai sostituti d’imposta per  versare l’imposta sostitutiva tramite modello F24.

Anche per l’anno 2026, inoltre, il Bilancio estende l’esenzione al 50% dalle imposte sui redditi per i dividendi corrisposti ai lavoratori e derivanti dalle azioni attribuite in sostituzione di premi di risultato secondo piani aziendali di partecipazione finanziaria dei lavoratori dipendenti, per un importo non superiore a 1.500 euro annui (articolo 6, comma 1 terzo periodo, legge n. 76/2025).

… e anche per i pubblici
Sulla stessa linea d’intento, il comma 237 dell’ultima legge di bilancio introduce novità sulla fiscalità del lavoro pubblico, volte a incrementare il netto in busta paga dei dipendenti pubblici con redditi medio‑bassi. La novità riguarda il 2026: per tutti i dipendenti pubblici non dirigenti con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 50mila euro viene prevista una forma di detassazione del trattamento economico accessorio. In concreto, le somme erogate a questo titolo – comprese le indennità fisse e continuative – saranno assoggettate a un’imposta sostitutiva del 15%, applicata fino a un massimo di 800 euro di imponibile. L’agevolazione opera automaticamente, salvo rinuncia scritta del lavoratore, e non riguarda il personale delle forze armate e di polizia, già destinatario di un regime fiscale agevolato specifico previsto dal decreto legislativo n. 95/2017. Per il personale del Servizio sanitario nazionale, che beneficia di precedenti misure di detassazione, il nuovo beneficio si aggiunge a quelli già in vigore. L’Agenzia delle entrate ha istituito i relativi codici tributo con la risoluzione n. risoluzione n. 4 del 29 gennaio 2026.

Sulle novità fiscali presenti nella legge di bilancio 2026 sono disponibili anche i seguenti approfondimenti:
Imprese agricole, dal Bilancio 2026 novità in tema di agevolazioni pubblicato martedì 3 febbraio
Titoli nell’attivo circolante: deroga possibile ai criteri ordinari pubblicato mercoledì 4 febbraio
Rateizzazione delle plusvalenze, le novità del Bilancio 2026 pubblicato giovedì 5 febbraio
Regime agevolato dei neo residenti, maggiorati gli importi forfettari pubblicato venerdì 6 febbraio

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