3 Maggio 2021
Impairment test post pandemia: le linee guida per le valutazioni
L’Organismo italiano di valutazione (Oiv), lo scorso 16 marzo, ha pubblicato le “Linee guida per l’impairment test dopo gli effetti della pandemia da Covid 19”.
Le società che adottano gli Ias/Ifrs sono chiamate a svolgere l’impairment test delle attività immobilizzate (materiali, immateriali e partecipazioni) ogniqualvolta si manifestino fattori esterni o interni di presunzione di perdita di valore.
La pandemia da Covid 19 per intensità e imprevedibilità costituisce per tutte le imprese un fattore esterno di potenziale presunzione di perdita di valore e, pertanto, richiede un’analisi di impatto (assessment) della crisi sul valore delle attività immobilizzate. Ciò non significa che tutte le imprese abbiano necessariamente subito un impatto, tuttavia è da presumere che la maggior parte di esse si trovi nella condizione di dover effettuare il test di impairment.
L’elemento che contraddistingue l’impairment test in questa fase della crisi, è rappresentato dalla grande incertezza che caratterizza il quadro macroeconomico e comporta una continua evoluzione dello scenario di riferimento, rendendo difficile effettuare previsioni prospettiche affidabili.
Tutto questo si traduce:
- in una maggiore incertezza nelle stime alla base delle valutazioni che, per definizione, sono “forward looking”
- nell’esigenza di chiarire gli elementi conosciuti e conoscibili alla specifica data della valutazione che, per definizione, deve essere “point in time”.
Il documento dell’Oiv ha identificato 30 linee guida, che concorrono a formare un quadro sistematico di riferimento ai fini delle valutazioni di impairment test nel nuovo contesto di crisi. Le linee guida sono finalizzate a offrire soluzioni agli esperti chiamati a valutare un’impresa, sulla base di best practice elaborate da un gruppo di lavoro che comprende accademici, professionisti, esperti di valutazione e analisti finanziari.
La linea guida 1 chiarisce, innanzitutto, che la stima del valore recuperabile in condizioni di crisi richiede competenze specialistiche adeguate, in quanto in un contesto di valuation uncertainty maggiore è il rischio di errore valutativo.
L’esperto deve porre particolare attenzione sulle azioni che l’impresa intende attivare per reagire alla crisi, di fronte alla quale tutte le imprese sono chiamate a individuare azioni e rimedi. Come il management intende rispondere alla crisi e quali iniziative stia programmando rappresentano gli elementi da cui dipende lo sviluppo non inerziale delle performance d’impresa (LG6).
Occorre, poi, tener conto che la crisi – pur avendo natura globale e sistemica – ha colpito, con diversa intensità, i differenti settori di attività e le diverse imprese all’interno dei relativi comparti (anche in relazione al loro posizionamento competitivo). La ragionevolezza dei risultati dell’impairment test deve essere valutata anche in relazione alle evidenze dei settori più gravemente colpiti dagli effetti negativi della crisi (e degli effetti da questa indotti, quali ad esempio la flessione del prezzo del petrolio).
L’analisi deve essere in grado di rappresentare tre diversi situazioni d’impresa:
- l’impresa “as is” (che rappresenta in termini di performance, la situazione corrente dell’impresa a seguito della crisi)
- l’impresa inerziale (che riflette la situazione attesa dell’impresa in termini di performance in assenza di azioni correttive e/o di rimedi e, quindi, esprime la vulnerabilità dell’impresa all’acuirsi della crisi o all’estendersi dei tempi di manifestazione della stessa)
- l’impresa “to be” (che rappresenta la situazione futura dell’impresa a seguito delle azioni correttive e/o dei rimedi).
Nella costruzione dell’impianto valutativo, ai fini dell’impairment test, due aspetti assumono fondamentale rilevanza: la buona fede dell’esperto, degli amministratori e del management nel voler rappresentare al meglio gli effetti che la crisi può comportare e la trasparenza adottata nel processo di stima del valore.
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