23 Ottobre 2026
Phishing: false regolarizzazioni sulla dichiarazione dei redditi
Una finta comunicazione dell’Agenzia, che arriva via mail, induce i destinatari a fare dei pagamenti online per saldare presunti importi dovuti
L’Agenzia delle entrate, con l’avviso del 23 ottobre 2026, mette in guarda i contribuenti su una campagna di phishing veicolata tramite mail che utilizza indebitamente il nome e l’immagine dell’Amministrazione finanziaria per indurre i destinatari a effettuare pagamenti non dovuti.
Le mail allertano della presunta presenza di una discrepanza tra i dati indicati nella dichiarazione dei redditi e gli esiti di quelli che vengono definiti “calcoli ufficiali”. Con il pretesto di regolarizzare la propria posizione fiscale, viene richiesto di versare 732 euro entro il 7 novembre 2026, attraverso un presunto portale dell’Agenzia delle entrate.
Le comunicazioni fraudolente contengono un link che rimanda a un sito web estraneo all’Agenzia. Inoltre, anche l’indirizzo del mittente non è riconducibile ai domini istituzionali dell’Amministrazione finanziaria.
Di seguito la schermata della mail in circolazione:
Questo tentativo di phishing ha molteplici finalità: prima di tutto, indurre le vittime a effettuare pagamenti, ma anche spingerle a fornire dati personali e informazioni sensibili.
L’Agenzia delle entrate disconosce queste comunicazioni, dichiarandosi completamente estranea ai relativi contenuti e alle attività fraudolente ad esse collegate.
Si raccomanda pertanto di non fornire dati personali, informazioni riservate o credenziali di accesso tramite pagine web raggiunte attraverso collegamenti contenuti in comunicazioni inattese, non richieste o comunque sospette.
In caso di dubbi sull’autenticità di una comunicazione apparentemente proveniente dall’Agenzia, è possibile consultare la sezione “Focus sul phishing” presente sul portale istituzionale oppure verificare i contatti ufficiali disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate e rivolgersi, se necessario, all’Ufficio territorialmente competente.
Fonte: FiscoOggi
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