2 Ottobre 2026
Impatto della Global Minimum Tax, effetti anticipati sulle multinazionali
Uno studio del ministero dell’Economia e delle Finanze rileva un aumento significativo delle imposte versate in Italia dopo l’annuncio della Global Minimum Tax, ben prima della sua entrata a regime
Lo studio evidenzia come l’introduzione della Gmt possa aver prodotto effetti sul comportamento delle multinazionali già antecedentemente ai primi versamenti della nuova imposta minima. I gruppi maggiormente esposti alla riforma hanno aumentato significativamente il pagamento delle imposte societarie ordinarie, mostrando un possibile effetto di compliance spontanea.
Il working paper n. 24 di settembre 2026 MNEs behavioural responses to the introduction of the Global Minimum Tax: a tax payments analysis, del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e delle Finanze, realizzato da Massimo Bucci e Paolo Acciari, analizza i primi effetti comportamentali e fiscali associati all’introduzione della Global Minimum Tax (Gmt), con particolare riferimento alla Qualified Domestic Minimum Top-up Tax (Qdmtt) in Italia, considerata una giurisdizione ad alta imposizione.
L’analisi è volta a verificare se l’introduzione della Global Minimum Tax abbia modificato il comportamento dei contribuenti inducendoli ad aumentare i versamenti delle imposte per avvicinare il proprio Effective Tax Rate (Etr) alla soglia minima del 15% e ridurre così il rischio di dover versare la Qdmtt in Italia.
Lo studio
Lo studio analizza circa 2.300 sottogruppi di imprese multinazionali localizzati in Italia e considera il periodo 2018-2024.
Secondo gli autori si tratta del primo studio che analizza a posteriori gli effetti comportamentali dell’introduzione della Global Minimum Tax e in particolare della Qdmtt.
Per misurare l’impatto della riforma, lo studio ha classificato come “trattati” i gruppi con un Etr inferiore al 15% in almeno due esercizi del periodo 2018 e il 2022, pari all’8% del campione. L’andamento di questi gruppi viene confrontato con quello di un gruppo di controllo costruito in modo da presentare, prima della riforma, caratteristiche e dinamiche il più possibile simili. L’analisi mira, così, a stimare la variazione dei versamenti Ires e Irap associata all’introduzione della Gmt nel periodo 2023 e 2024. L’inclusione del 2023 consente di considerare eventuali effetti anticipati della riforma; secondo gli autori, infatti, sebbene la Gmt sia entrata formalmente in vigore in Italia nel 2024, le imprese potrebbero aver iniziato a modificare i propri comportamenti già dopo l’approvazione della direttiva europea nel 2022, e durante i lavori preparatori del nuovo regime.
L’analisi distingue, inoltre, i gruppi appartenenti ai settori finanziario e delle holding dagli altri gruppi, per tenere conto delle differenze settoriali che possono influenzare la capacità di generare reddito e, quindi, l’ammontare delle imposte versate.
I risultati dell’analisi
I risultati mostrano che, rispetto a un gruppo di controllo statisticamente comparabile, le imprese esposte alla Gmt hanno aumentato sensibilmente i propri versamenti fiscali (Ires e Irap); l’effetto risulta particolarmente evidente nei gruppi finanziario e delle holding, per i quali i versamenti sono quasi quintuplicati, mentre negli altri comparti sono raddoppiati.
Il dato suggerisce, quindi, che l’introduzione della Gmt potrebbe aver prodotto effetti sui comportamenti fiscali delle multinazionali prima ancora dell’effettiva riscossione della nuova imposta.
Il possibile ruolo del rischio reputazionale
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le possibili ragioni alla base di tale comportamento.
Gli autori ipotizzano che alcune multinazionali abbiano preferito aumentare spontaneamente il pagamento delle imposte ordinarie piuttosto che esporsi al rischio di dover versare la Qdmtt, circostanza che potrebbe segnalare agli stakeholder la presenza di aliquote effettive particolarmente basse e il ricorso estensivo ad agevolazioni fiscali.
In questo contesto assume rilevanza il tema della Corporate Social Responsibility (Csr); le strategie fiscali delle grandi imprese sono, infatti, sottoposte a una crescente attenzione da parte investitori, consumatori e opinione pubblica.
In tal senso, lo studio richiama un’ampia letteratura internazionale secondo cui l’aspetto reputazionale rappresenta un fattore sempre più importante nelle decisioni di pianificazione fiscale delle multinazionali.
Secondo la ricerca, il semplice fatto di risultare destinatari di un’imposta integrativa potrebbe essere percepito come un segnale negativo da parte del mercato e degli stakeholder, inducendo alcune imprese a mantenere volontariamente un’aliquota effettiva superiore al limite minimo del 15 per cento.
Conclusioni
Le implicazioni per le finanze pubbliche potrebbero essere significative.
Lo studio evidenzia come l’introduzione della Global Minimum Tax possa aver prodotto effetti sul comportamento delle multinazionali già antecedentemente ai primi versamenti della nuova imposta minima.
I gruppi maggiormente esposti alla riforma hanno infatti aumentato significativamente il pagamento delle imposte societarie ordinarie, mostrando un possibile effetto di compliance spontanea.
Secondo gli autori, tale comportamento potrebbe essere legato anche alla volontà delle imprese di evitare i rischi reputazionali associati a livelli di imposizione effettiva inferiori alla soglia minima del 15 per cento.
Gli autori auspicano, in conclusione, future ricerche volte a individuare con maggior precisione le cause dell’aumento dei versamenti dell’imposta societaria da parte dei sottogruppi trattati. In particolare, quando saranno disponibili i bilanci e le dichiarazioni fiscali relativi agli anni interessati, sarà possibile valutare quali specifici comportamenti adottati dalle multinazionali abbiano determinato i maggiori versamenti.
Ad esempio, sarà possibile verificare a quali incentivi fiscali le imprese abbiano eventualmente rinunciato o in che modo siano cambiate le loro strategie societarie. Sarebbe, inoltre, interessante valutare gli effetti del nuovo trattamento degli incentivi fiscali basati sulla sostanza economica, introdotto all’inizio del 2026.
Fonte: FiscoOggi
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