2 Luglio 2024
Agevolazioni ed erogazioni liberali, dati e percentuali in un focus dell’Upb
Nel corso del periodo 2018-2024, il numero di incentivi, bonus e agevolazioni è cresciuto del 34%, determinando un incremento del 93,5% nella perdita di gettito, impennatasi dai 54 miliardi del 2018 ai 105 miliardi del 2024. Questo nonostante il monitoraggio continuo, avviato dal 2016, e gli sforzi che si sono succeduti a livello normativo per contenere la corsa delle spese fiscali, quell’insieme di misure attraverso le quali si riconosce ai contribuenti una qualsiasi forma di esenzione, esclusione, riduzione dell’imponibile o dell’imposta. Con il Focus tematico n.4, l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) analizza il fenomeno dell’erosione fiscale e si concentra sulle detrazioni Irpef per oneri ed erogazioni liberali.
L’Irpef sul podio ma ad Ires e imposte sostitutive il primato della crescita
Dall’analisi dei dati riportati nel Focus tematico, emerge il consolidarsi dell’Irpef in vetta alle spese fiscali, sia per numero di voci e/o forme che assumono le diverse agevolazioni, ben 200, sia per ammontare complessivo di risorse finanziarie che drena, più di 57 miliardi di euro nell’anno in corso. Tuttavia, balza agli occhi la contestuale accelerazione, dal 2018 al 2024, delle agevolazioni fiscali con un mix Irpef/Ires, +410%, dove in genere sono gli sconti Irpef che hanno effetto anche su altre imposte, in questo caso l’Ires, o viceversa, ma in misura minore, e delle imposte sostitutive, +396%, che di fatto costituiscono oramai una sorta di regime fiscale di per sé vista la diffusione capillare.
Interventi per la riduzione dell’erosione fiscale
Le spese fiscali oggetto dei recenti interventi, quelle riferibili più in generale alle detrazioni dall’Irpef per oneri ed erogazioni liberali, rappresentano una minima parte del complesso delle tax expenditures, circa il 6%. Al riguardo, l’Upb si sofferma sul 2021, anno in cui oltre la metà dei contribuenti, il 54%, pari a 22,6 milioni di individui, ha dichiarato oneri ed erogazioni liberali corrispondenti a circa 6,3 miliardi di detrazioni. Di queste, la quasi totalità, oltre il 98 per cento, è rappresentato da detrazioni per oneri mentre le detrazioni per spese sanitarie costituiscono circa due terzi del totale, il 65%, e sono utilizzate da 18,7 milioni di contribuenti. Seguono le detrazioni per interessi sui mutui per l’acquisto dell’abitazione principale, 730 milioni distribuiti su 3,7 milioni di beneficiari, per le spese di istruzione, 513 milioni per 3,1 milioni di individui, per le assicurazioni, 243 milioni su 4,7 milioni di beneficiari, e per le spese funebri, 137 milioni su 0,5 milioni di soggetti interessati. Circa 312 milioni sono poi distribuiti su un ampio e variegato insieme di circa 25 tipologie di agevolazioni minori. È questa esiguità che ha convinto il legislatore ad intervenire, con risultati piuttosto modesti, pressoché impercettibili.
Screening sulle detrazioni per oneri ed erogazioni liberali, effetto incapienti
Le analisi evidenziano che gli importi delle detrazioni effettivamente godute dai contribuenti sono in generale relativamente bassi. In primo luogo, sempre restando suoi dati 2021, dei 22,6 milioni di beneficiari l’8% sono incapienti. Il risultato è che dei 6,3 miliardi di detrazioni dichiarate soltanto 5,8 miliardi sono effettivamente utilizzate.
I redditi alti attraggono maggiori detrazioni
Inoltre, seguendo quanto riportato nel documento, e tenendo conto degli incapienti, metà dei beneficiari gode di detrazioni per meno di 175 euro, mentre solo il 4% beneficia di uno sconto di imposta superiore a 1.000 euro. Osservando la relazione con il crescere dei redditi, nel complesso le detrazioni risultano concentrate sui contribuenti con reddito più elevato Il 50% dei meno abbienti, infatti, fruisce di circa il 15% delle detrazioni totali, meno di 1 miliardo, mentre al 10% più ricco va il 26%, 1,5miliardo. Tuttavia, nonostante questo palese squilibrio redistributivo, l’incidenza del beneficio risulta particolarmente elevata per i contribuenti con redditi più bassi al limite dell’incapienza, tra 15mila e 30mila euro, che comunque possono beneficiare delle detrazioni che, in media, ammontano a 262 euro per individuo. Tra coloro che invece dichiarano redditi tra 30 e 50mila euro, il beneficio medio sale a 338 euro, tra i 50 e gli 80mila euro raggiunge i 432 euro per poi arrivare a 499 euro tra 80 e 120mila. A questo livello reddituale spicca il salto fino al valore medio di 638 euro per coloro che vantano un reddito superiore a 120mila euro. E così la regressività di questa forma agevolativa è servita.
Curiosità rivelatrici
In merito alle detrazioni per istruzione universitaria è significativo notare che si tratta di una delle poche categorie, insieme alle spese sanitarie, veterinarie e funebri, per cui la quota destinata ai soggetti meno abbienti non è inferiore alla media. Mentre in fatto di erogazioni ai partiti politici il beneficio è nettamente appannaggio, per il 94%, per coloro che dichiarano un reddito superiore a 50mila euro. E ancora, dall’analisi si evidenzia chiaramente come il 90% delle detrazioni totali sia destinato ai contribuenti con reddito prevalente da lavoro dipendente e pensione.
Sud e Isole penalizzate
La distribuzione territoriale delle detrazioni in oggetto rispecchia fedelmente lo squilibrio reddituale già rilevato. In particolare, i valori medi premiano i residenti nell’area Nord-Ovest del Paese, con 287 euro di detrazione media per beneficiario, mentre al Nord-Est e al centro scende a 267 euro, per poi ridursi ulteriormente nelle isole e al Sud, rispettivamente 218 e 205 euro di media. Inoltre, il dato sull’utilizzo delle singole detrazioni è rivelatore: mentre, per note ragioni, la detrazione per studenti fuori sede per il 51% interessa contribuenti con figli residenti nel Sud-Italia, l’83% delle erogazioni per i partiti politici interessa i contribuenti che risiedono nel Nord del Paese. Ulteriore elemento che mette in luce gli squilibri sociali esistenti, mentre al Nord si curano e spendono nella sanità tanto da monopolizzare il 58% delle corrispondenti detrazioni, al Sud le spese si centellinano anche riguardo le cure medico-sanitarie ed infatti la quota delle detrazioni per spese sanitarie spettanti ai contribuenti che vi risiedono si ferma al 20%.
In sostanza, c’è ancora molto da fare. Al riguardo, il decreto attuativo del primo modulo della riforma dell’Irpef prevista dalla legge delega (l. 111/2023) ha stabilito per il 2024, oltre alla rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni, una riduzione delle detrazioni per oneri. In particolare, è stata introdotta una franchigia di indetraibilità di 260 euro per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 50.000 euro, da applicare ad alcune detrazioni per oneri ed erogazioni liberali. Un primo timido passo.
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